Scatti dal fronte ...

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" L'ufficiale in comando ordinò di rimuovere i traccianti dalle munizioni... non dimenticherò mai gli spettacolari risultati che ottenemmo. La nostra percentuale di vittoria salì dal 50% al 100%. "

Charles W. King, Pilota USAF, 5 Vittorie


La Stella dell'Africa.

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I Diari del Sesto

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1942, la guerra raggiunge anche i deserti dell'Africa, considerati fino ad allora uno scenario impensabile per uno scontro decisivo,

Sulle dune della Marmarica si stagliano le ombre di una rotte di Bf-109 F4, in volo per un lungo pattugliamento sopra i cieli di Tobruk, città fondata su una insenatura che ne fa un perfetto porto naturale.

A bordo dei rombanti e resistenti Friederichs 4, con un particolare filtro anti-sabbia per affrontare le intemperie del deserto, c'eravamo io ed il comandante Cipson, famigerato pilota che sapeva il fatto suo su quel velivolo.

La missione prevedeva una semplice BARCAP (Barrier Combat Air Patrol) sulla costa orientale dell'insenatura. Nel briefing c'era stata segnalata la possibile presenza di cacciabombardieri inglesi tipo Beaufighter, accompagnati da P-40 Kittyhawk di scorta.

Verso le 11.30 riceviamo dal Controllo Volo, l'autorizzazione al decollo da El Adhem, settore Alfa Mike 15.

La pista era come tutte le altre sparse in quella regione, semipreparata e dotata di serbatoi d'acqua e carburante, difesa da una guarnita flak.

Decollati, ci dirigemmo per prua 0° e decidemmo subito di fare quanta più quota possibile.

Ero un novellino ne sapevo poco e niente dei dogfights, ma la presenza del comandante ed i suoi consigli mi davano sicurezza, nonostante ciò le mani mi sudavano, per non parlare della fronte ed il cuore batteva all'impazzata, forse la mia calma era solo apparente!

Giunti sulla costa, iniziammo a volteggiare sull'insenatura di Tobruk, fin quando non raggiungiamo 5000 metri di quota.

D'un tratto una voce risuonò nelle mie cuffie: "Giallo due da comandante. Sta tranquillo! Tutto andrà bene! Stammi attaccato come un 'ombra e filerà tutto liscio! Se incontriamo rogne e ci separiamo, il nostro punto di rejoin sarà sull'insenatura a C del porto qui sotto, tienilo a mente."

Facile a dirlo per il comandante! Non so come riusciva a stare tranquillo!.

Altre parole risuonarono nelle cuffie: "Ok. Punch, quota raggiunta, dirigiamoci verso est e non perdiamo di vista la costa".

"Ok", risposi prontamente con un filo di voce.

Erano passati più di 10 minuti dal nostro decollo, cercavo di rassicurarmi: "tutto andrà bene!...tutto andrà bene me lo sento!", mi ripetevo, mentre cercavo di tenere livellato l'aereo e seguire il comandante, restando con cura sulle sue ore quattro.

Il pattugliamento continuò verso est fino alle prime linee: la costa era spoglia, non c'era niente di niente, solo mare e sabbia, pura desolazione! Qua e là, qualche carcassa arrugginita di carri distrutti fungeva da segnale ad un gruppo di Panzer, che si dirigeva verso est, a fare una visitina alle file nemiche, capeggiate dal nostro acerrimo nemico di turno Bernard Montgomery.

Quando arrivammo in prima linea, il sole era alto e cocente, e il caldo all'interno dell'abitacolo si faceva sentire, perciò aprii la regolazione della ventilazione per introdurre l'aria esterna a temperatura inferiore.

Sotto di noi c'erano nuvole dall'aspetto goffo sparse qua e là.

Facevano venire voglia di tuffarsi tra di esse per rinfrescarsi, rimanendo li per un bel po a volare da una all'altra, come fanno gli uccelli.

Pattugliammo la zona per alcuni minuti, senza scorgere alcun segno della presenza nemica, dopodiché invertimmo la rotta con una lunga e lenta virata verso sinistra.

Di nuovo potemmo ammirare la terra ed il mare perdersi fin dove giungeva lo sguardo.

Diedi un'occhiata all'indicatore del serbatoio, era mezzo vuoto e capii subito che dovevamo rientrare sull'insenatura.

Il ritorno mi sembrò più lungo rispetto all'andata.

In volo, non c'era nessun altro aereo, amico o nemico che fosse.

Eravamo ancora soli, ed io ero sempre concentrato per non perdere di vista il mio leader.

Non sapevo quanto sbagliavo.

Come un fulmine a ciel sereno la voce di comandante gracchiò di nuovo nelle cuffie, stavolta con un tono concitato: "Ok, giallo due, abbiamo compagnia! Caccia nemici ore 2 in basso! Facciamo accomodare a casa nostra gli ospiti e offriamogli il tè nel deserto! Gli scendiamo dietro, colpiamo duro e riguadagniamo quota!".

Non eravamo più i soli in quei cieli afosi, erano due P-40 in cerca di guai.

Gli piombammo addosso come falchi, loro se ne accorsero e picchiarono verso l'entroterra, ma era troppo tardi per distanziarci.

Iniziammo a sputare fuoco ma li mancammo, perché ebbero la chance di disimpegnarsi in una stretta virata a sinistra.

La loro fuga durò poco.

Nella manovra di richiamata persi il contatto con il mio leader, che ormai stava impegnando uno dei due inglesi.

Ero solo di fronte al nemico, sotto di me, da qualche parte.

Feci un pò di quota, mantenendo comunque una buona velocità.

Chiusi la cabrata con una scampanata.

Con il muso verso il basso, mi misi di nuovo in caccia... Vedevo la preda.

Il P-40 rispetto al 109 aveva una maggiore manovrabilità ed il pilota inglese tentò di nuovo di sfruttarla: una virata stretta, verso destra questa volta, ma il trucco non funzionò la seconda volta!.

Cercai di mantenere la calma, anche se il cuore mi batteva all'impazzata, ripiombai alle ore 6 del P-40 e gli tirai addosso una raffica di 2 secondi.

I traccianti danzarono per un momento davanti al suo muso, poi risalirono verso la capottatura del motore, devastandola.

Il motore prese fuoco, lasciandosi dietro una scia oleosa di fumo e rottami.

Dopo una picchiata verticale di qualche migliaio di metri, l'aereo si disintegrò al suolo.

Nessun paracadute lasciò l'abitacolo.

"L'ho abbattuto! L'ho abbattuto, Comandante!", gridai per radio.

Era la mia prima vittoria!

Il comandante mi fece i complimenti, sempre con la sua calma e sangue freddo!

Anche lui aveva abbattuto il secondo ospite che aveva sconfinato.

Ci ritirammo prudentemente al limite est di Tobruk, per rifare quota e rimetterci in posizione offensiva.

Dopo l'abbattimento, acquisì più sicurezza e iniziai a scrutare il cielo con padronanza, in tutte le direzioni, cosa che in precedenza mi risultava difficile.

Questa volta scorsi per primo io i nemici.

Oramai era palese che gli Inglesi volevano andare a caccia di guai quel giorno.

Eravamo a circa a 3000 metri in virata. Dissi al leader: "Comandante, quella in basso a noi a ore 2 sembra una zuppa inglese, bombardieri con caccia di scorta, direi. Si dirigono verso la zona portuale, arrivando dal mare. Quota tra 300 ed i 1000 metri. Sembrano diretti verso le nostre riserve d'acqua e di carburante."

"Ok", rispose lui, “Visti! Muoviamoci. Tieni d'occhio il carburante e le munizioni... e spera che ci bastino".

La "zuppa" come la chiamai io, era composta da 2 P-40 e 3 Beaufighter, potentemente armati.

Con una lunga affondata, l'attacco fu simile al precedente.

I nemici stavolta non si accorsero della nostra presenza fino all'ultimo momento.

Il comandante impegnò i caccia di scorta, scompaginando la loro formazione, come volatili spaventati nell'aia.

Certo della sua copertura, mi diressi sui Beaufighter, che nel frattempo avevano iniziato l'attacco.

Disturbati dalla potente flak delle difese portuali, colpirono solo parzialmente i loro obiettivi.

Sfruttammo a pieno questo vantaggio.

Raggiunsi il bombardiere leader, già sforacchiato della flak e gli sparai una raffica di 4 secondi.

Uno dei motori prese fuoco quasi subito.

L'aereo colpito, evidentemente ormai con i controlli danneggiati, imbardò a destra sempre maggiormente, inabissandosi a 100 m della costa.

Ho abbattuto un altro nemico!

Pensai incredulo.

Nell'azione perdetti di nuovo la posizione del mio comandante, ma ormai mi preoccupavo di meno.

Ero ormai certo di saper tornare a casa con le mie gambe.

Mai cantar vittoria, specialmente se ci sono caccia nemici in zona!

I P- 40, infatti, stavano per farci le scarpe!

Il primo fece da esca, attirando il comandante lontano dal centro dell'azione, mentre il secondo si avvicinò furtivamente alle sue 6 .

Per fortuna, dopo l'abbattimento del bombardiere, avevo ripreso quota, per valutare meglio la situazione dall'alto e vidi quel sandwich all'inglese.

Avvisai subito il leader di disimpegnarsi, regolai la manetta e picchiai di nuovo verso il nemico.

Arrivai rapidamente a tiro, scaricando una breve raffica che danneggiò il secondo KittyHawk. L'inglese fuggì, dileguandosi tra le nuvole.

Il comandante, finalmente libero dall'inseguitore, poté rimettersi all'inseguimento del caccia rimasto, che ebbe poco da fare, perché anche la sua ora era giunta.

Rimasi sopra l'insenatura, come ordinatomi, in cerca di “ospiti non graditiâ€. Stetti troppo tempo a guardare su un solo lato, commettendo un grave un errore.

Il P-40, che danneggiai in precedenza, si ripresentò alle mie 6, sparandomi addosso tutto quello che poteva.

Fortunatamente non mi danneggiò gravemente. Riuscivo ancora a volare.

In quel momento ebbi paura.

Non sapevo cosa fare, tranne che scappare.

Il nemico, trascinato dalla velocità era risalito, ma sarebbe ritornato tra poco a reclamare la preda.

In quegli istanti concitati, pensavo già al mio epitaffio:

Cosi giovane. Cosi sfortunato!

Dovevo tornare a casa, non volevo rimanere in quel posto arido e desolato per l'eternità! Adesso la regola era una sola: Sopravvivere!

Mi scossi, manovrai in modo da acquistare velocità ed avvertii il leader per radio: “Comandante! Ho un bandito in coda. Mi sta alle calcagna e vuole la mia pelle!â€

Dopo quella che sembrò una sofferente attesa arrivò la sua risposta, sempre in tono calmo.

Già tanto le pallottole fischiavano dietro a me!

Pensavo, mentre giocavo al gatto e al topo con l'inglese.

"Tieni duro sei secondi e arrivo" mi disse il leader.

"Tra sei secondi sarò pranzo per pescecani! C'è l'ho ancora in coda! Comandante te lo porto dritto in bocca, sbrigati!", rispondo con affanno mentre, in un bagno di sudore, manovro cloche e pedaliera, cercando di sfuggire dagli artigli della morte.

Mi diressi nella direzione da cui sarebbe arrivato il leader. Lui scese dritto verso di me, arrivando dall'alto.

L'inglese non si aspettava la manovra.

Il Comandante disse "Ok! Lo vedo! Proverò a dargli fastidio, appena sparo vira a destra".

Cosi fu, vidi le pallottole del comandante venir dall'alto, come saette scagliate dal cielo.

Il caccia nemico, vista la nuova minaccia, mi lasciò perdere.

Ormai anche la sua ora era giunta.

Nel panico, commise un errore fatale, consentendo al comandante di fare fuoco con tutte le armi su di lui.

Finì la sua corsa con uno schianto in mare.

Se non fosse stata per quella virata non avrei scorto un secondo Beaufighter che tornava all'attacco.

Mi predisposi per affrontarlo; con una spirale a scendere mi misi agevolmente in coda ma, per eccesso di confidenza, commisi un errore che poteva costarmi la vita.

Sottovalutai la precisione del suo mitragliere di coda, il quale mi sparò dritto in faccia centrando il serbatoio dell'olio del mio velivolo.

Il mio tettuccio anteriore iniziò a ricoprirsi di una chiazza nera e cominciai a perdere la visibilità anteriore.

Lo so, avrei dovuto interrompere l'azione, un veterano l'avrebbe fatto, ma ero solo un novellino e volevo a tutti i costi abbattere quel bombardiere.

Mi credevo Davide contro Golia.

Da quello scontro ne sarebbe uscito solo il più fortunato.

Il destino fu pietoso con me.

Mi affidai all'istinto, presi riferimento sulla sagoma del bombardiere, che intravedevo tra le macchie d'olio, e gli sparai tutto quello che mi era rimasto.

Abbattei il mio terzo velivolo.

Scorsi anche l'ultimo rimasto della zuppa, un terzo Beaufighter, ma impegnarlo era ormai fuori discussione; avevo già chiesto tutto il possibile alla dea bendata.

Mentre il motore iniziava a lamentarsi, richiamai il comandante e comunicai la posizione del nemico, non senza aggiungere una vena sarcastica: "Comandante non voglio esser avido, lascio a te l'ultima preda; 3 abbattimenti mi bastano per oggi!", e lui ridendo: "Ah! Ah! Ben fatto ragazzo, ben fatto!â€.

L'ultimo componente della zuppa inglese fu abbattuto.

Anch'esso venne inghiottito dal mare e, mentre ciò accadeva, arrivarono anche i rinforzi.

Una schwarm di altri Friedrichs che ci dava il cambio.

Ricordo che il loro leader aveva uno strano stemma sul muso, con una testa di leopardo ed un grosso 14 Giallo sulle sue insegne.

Tirai un sospiro di sollievo e rientrammo alla base salvi, forse io con qualche buco di troppo!

Erano circa le 12,30 quando toccammo terra.

La missione durò quasi un'ora.

Era la mia prima missione ufficiale.

La sortita confermerà 3 abbattimenti per pilota ed uno danneggiato in coppia.

Mentre, al bar della squadriglia, con i ragazzi, ci rinfrescavamo le gole disseccate dalla sabbia del deserto, brindando alle vittorie, seppi che la Schwarm che ci diede il cambio guardia era comandata dal leggendario Hans-Joachim Marseille, punta di diamante dello Jagdflieger 27.


La stella dell'Africa.


Quello si che sa volare....


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Punch