Sabato 04 Luglio 2009 12:22
Dal diario personale del Sgt. Drigo, mercoledì 1 luglio 1942
Oggi lo Staffel è stato impegnato nelle operazioni di difesa del fronte ed attacco alle truppe inglesi a Sud est di Tobruk.
La Situazione al fronte peggiora di ora in ora, le nostre truppe sono arroccate sulla collina ed il campo base, che difende la posizione come può, con i pezzi antiaerei;
IL vecchio campo, non può fornire supporto aereo e le comunicazioni dall'area sono poche. Sappiamo che le nostre truppe, congiuntamente a quelle italiane, stanno opponendo una strenua resistenza all'avanzata del nemico, che nella notte è giunto a ridosso della vecchia base, distruggendola.
Con i nostri Bf-109 G2, siamo decollati assieme ai gruppo di Bf-110, guidati dall'amico Robby, cui abbiamo prestato la scorta per la sua missione di attacco al suolo..
Con una navigazione di circa 60 km di deserto, precedendo i Bf-110 di circa 10 km, siamo giunti sull'obiettivo stimato in formazione tattica.
Burn in testa, Evil come gregario destro, io come sinistro.
Arriviamo così in zona, ed avvistiamo i combattimenti al suolo e numerosi tiri di artiglieria leggera e pesante.
In attesa dei bombardieri, orbitiamo a 4500 metri sulle colline a sud del Campo, in crociera all' 85% senza avvistare contatti ostili.
L'azione inizia non appena i Bf-110 entrano nell'area, abbassandosi di quota, mentre la radio gracchia segnalando diversi contatti provenire da Est.
La chiamata mi ha distratto, il riverbero del deserto non mi consente l'individuazione di contatti più in basso, così mi butto al livello duemila a tutta birra, inviando comunicazione via radio.
Distratto dalle comunicazioni, mi ritrovo all'improvviso a 700 km/h, con l'aereo che vibra e sbatte come una saracinesca, i comandi che sembrano di granito, recupero la picchiata e, finalmente, avvisto diversi contatti, molto vicini al suolo, in quote dell'ordine dei 500 metri.
Caccia Hurricane, certamente!
Non mi fido a scendere a quel livello per restarci, presagisco la presenza di una scorta più alta, affondo un paio di attacchi senza sortire effetto alcuno, riguadagnando i 2000 metri di quota.
Effettuo una altra puntata in basso, su un Hurricane, sparo quasi alla cieca, e, chiusa la finestra di tiro estendo, più in basso.
Ecco un Bf-110 liberarsi da due inseguitori.
Realizzo in quell'istante di aver sentito poco prima un compagno che chiedeva aiuto via radio.
Riguadagnati i 2000 metri, avvisto una coppia di Hurricane volare in linea di fila;
Il secondo, probabilmente un novellino, vola indifferente al pericolo che questo tipo di formazione comporta, così mi accodo agevolmente in velocità e sparo una lunga raffica di 3 secondi.
L'Hurricane incassa molti colpi alla radice dell'ala che cede, lo vedo chiaramente.
Gli passo oltre mentre si spezza e precipita verso il suolo.
Mi viene in mente che nella velocità dell'azione non ho attivato la fotomitragliatrice e me ne pento.
Ora sto salendo in spirale ascendente, guardandomi in coda.
Ritorno a orbitare.
Scorgo uno Spitfire leggermente più in basso; non è possibile capire se questi mi abbia visto o meno e nel dubbio, avendo un discreto margine di quota, lo ingaggio.
Lo sto puntando e cercando il tiro, orientato in largo anticipo sulla sua traiettoria, ma, al guadagnare della velocità, i comandi perdono efficienza, si bloccano e so già che sarà inutile tentare oltre.
E' ormai impossibile adattare o correggere la collimazione.
Occasione perduta, rabbiosamente rimpiango l'amato Bf-109F4.
Estendo, con il cuore in gola per l'emozione, vado cercando una Iimmelmann, all'apice della quale, se tutto andasse bene, dovrei scorgere lo Spit più in basso.
Fortuna! E' ancora lì e mi sta cercando!
In canale radio diverse voci gridano per la battaglia: ingressi, bersagli distrutti, richieste di aiuto.
Sto chiudendo il cerchio sullo Spit, che vedo cabrare fortemente e cercare il frontale;
In un attimo, realizzo che con il mio unico tiro di cannone centrale sono sfavorito rispetto ai suoi due cannoni Hispano. Non sarebbe saggio trovarmi faccia a faccia con lui e cabro verso l'alto, per estendere ancora.
A questo punto, lui è sotto di me, ed io prego di non passare nella sua deflessione di tiro, perché uno solo di quei maledetti colpi in pancia sarebbe letale.
Punto il cielo, la morte non sovviene, riapro gli occhi.
Evidentemente non aveva abbastanza energia per collimare a dovere ed è proprio la mia fortuna, così, in leggera salita, bank a destra per spiralare, torno in zona combattimento.
Non scorgo nessuno dei miei amici, mentre lui è lì, che mi segue a ore 5, che vuole uccidermi, ed io che non vorrei mollare, malgrado l'assenza dei compagni.
Così piano piano vado su, aumentando il rateo di salita fino a ritrovarmi in candela, chiudendo la manovra con una sfocata, per trovarmi esattamente sulla sua verticale e poterlo anticipare.
Questo 109 ha il miglior rateo di salita del mondo, conviene sfruttarlo.
Ecco fatto, lo vedo, è più in basso, così anticipo... anticipo e rollo, se ho fortuna e lui non sarà molto attento, sarà lui stesso a passare nel mio collimatore.
Arriva puntuale.
E' un attimo, scorgo tutto il suo disegno dall'alto, è bellissimo, il muso affusolato, la coda pulita, l'ellittica delle superfici, l'abitacolo, la livrea desertica.
E' uno Spit Vc con due cannoni Hispano, nuovo di fabbrica.
Io sono in alto sul suo piano verticale mentre lui è a coltello con un bank di 80 gradi in virata a sinistra!
Ci incrociamo così, ed è una frazione di secondo.
Sparo, quasi con timidezza.
Sfilo poco dietro di lui a 650 orari, taglio di netto la sua scia, passo oltre.
Non so se l'ho colpito.
Stringo i denti per lo spavento, per l'aver rischiato di incontrarlo e di trasformare entrambi in una palla di fuoco e rottami.
Non è il momento di perdere il controllo.
Sempre la radio, chiamate, comunicazioni.
Estendo e cerco i compagni.
Scorgo Burn in orbita attorno al campo, 7 km più in là.
Dai compagni non giungono altre richieste, ed io ho perso lo Spit, con rammarico.
Verso il campo, la battaglia aerea sembra essersi spenta, ma io so che l'inglese dev'essere ancora nell'area, e lo cerco. Giro attorno e non lo vedo, allora porto il mio aereo per prua 130°, cercando eventuali velivoli nemici in uscita dal bersaglio.
Niente.
Torno verso il campo ed, infine, lo scorgo.
E' a 1500 metri di distanza, prua sud-est, sta tornando a casa, immagino.
Chiamo Burn per radio, indico posizione e quota del contatto rispetto al campo.
Ha ricevuto, e dirige verso me.
In radio, invece, nessuna traccia di Evil.
Lo Spit, intanto, è solo.
Scendo e lo seguo.
Capisco che mi ha visto ed effettuo lo stesso ingaggio di prima, mi butto giù in un primo passaggio, sparo e lo colpisco.
Rivetti e piastre saltano dalla sua semiala sinistra, ma niente di fatto, perché lui lo controlla ancora bene.
Lo tengo in vista, vira ancora piatto e non demorde; sembra voler manovrare contro, ma io ho più energia ed evolvo verso l'alto, arrivo all'apice, capovolgo, un altro attacco, mi butto in anticipo, ma a vuoto, perché lui schiva.
Se avessi una mira decente, magari!!!
Ancora, stessa giostra, ho l'occasione di colpirlo e questa volta lo prendo, altri rottami, una nuvola di frammenti dall'ala destra, ma ancora tiene.
Questo Spit sembra indistruttibile, ed io sto effettuando un numero esagerato di passaggi per finirlo, se ci fosse il suo compagno adesso, sarei già morto.
Arriva Burn, esegue un passaggio a sua volta, buttandosi giù da 2000 metri, mentre noi siamo a 1000.
Lo vedo scendere come "una faina attaccata ai maroni".
Spara, lo Spit incassa altri colpi, non tanti.
Il pilota inglese, al ripetersi di questi attacchi, ora è disorientato, ed io ne approfitto, scendo alle sue 5, mentre lui è in discesa.
Eccolo che ingrandisce nel collimatore, sparo.
Esplosioni, come piccole nuvole di cotone vicino al muso.
Vedo i colpi e le traccianti viaggiare fino alla carlinga ed al motore, come in una scena lenta, girata a manovella.
Alzo il dito dal grilletto e passo oltre la sua sinistra.
Vedo dietro di lui una lunga scia di fumo e olio.
Estendo ancora verso l'alto.
Lui va giù, in leggera picchiata, lo vedo rimpicciolire, ma il pilota sembra ancora tenerlo, mi dispiaccio al pensiero del pilota ferito o agonizzante ai comandi.
Lui non accenna a lanciarsi, non ho il coraggio di finirlo.
Subentra Burn, che non si fa i miei scrupoli, e lo bersaglia di colpi.
Poco dopo, del velivolo avversario non rimane altro che una nuvola di polvere e fuoco, più in basso, laggiù nel deserto.
Il pilota non si è lanciato.....
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