Sabato 04 Luglio 2009 09:00
 Dal diario del Sgt. Cipson. El Alamein 24 Ottobre 1942
Operazione Lightfood. Questa volta si gioca pesante.
L'attacco di Montgomery alla linea di El Alamein è in pieno corso.
Il generale spera di penetrare nelle linee Italo Tedesche, a Nord e a sud. La battaglia ha avuto inizio la notte scorsa ma già questa mattina le nostre truppe a nord sono state bloccate dal nemico in forte posizione trincerata ed assistito da una riserva mobile di carri corazzati, ancora in piena efficienza.
Il dispaccio con gli ordini del Comando di Gruppo non lascia spazio ad interpretazioni:
"Signori, decollate e raggiungete il fronte, le nostre truppe hanno bisogno del supporto aereo. I nostri Hurricane sono equipaggiati con cannoni anticarro, il vostro obiettivo è eliminare i Panzer Tedeschi. Buona fortuna!"
Dopo il briefing in sala tattica, corriamo agli apparecchi. Pochi minuti e la formazione mista di Spitfire e Hurricane è gia in rotta, all'appuntamento con il destino.
Non sono tranquillo. La scorta ai cacciabombardieri è troppo esigua. Due velivoli non basteranno a fermare la sicura reazione della caccia tedesca.
E' vero che gli Hurricane, una volta esaurita la missione contro i mezzi a terra, avranno una autonoma capacità di autodifesa. Ma la missione li porterà a livello del suolo, alla mercè dei cacciatori avversari.
Anzichè salire per una top cover, decido per una difesa ravvicinata, in modo da concentrare le forze, sperando che il nemico, invece, le disperda.
In poche decine di minuti raggiungiamo la zona operativa.
Le colonne nemiche sono ben visibili.
La flak nemica, come al solito, è sostenuta e pericolosa.
Mentre i nostri Hurricane impegnano i mezzi di terra, con la sezione di Spit cerchiamo di individuare la caccia nemica, che sicuramente ci piomberà addosso da grande altezza.
Anche i tedeschi stanno utilizzando i loro caccia bombardieri, i bimotori Messeschmit Me-110.
Le due formazioni si compenetrano.
In pochi secondi è già giostra.
Croci nere e insegne tricolori si mischiano in una danza mortale.
Incrocio improvvisamente un Me-110, al quale sparo una breve raffica che gli incendia il motore destro. Ritenendolo spacciato, non lo finisco, per risparmiare le preziose munizioni dei cannoni.
Contemporaneamente, il Sgt. Carmine, seguito da un 109, richiede supporto urgente.
Per fortuna non è lontano. Vedo l'inseguitore. Sono in vantaggio di quota. Con una mezza rovesciata scendo e mi accodo rapidamente all'unno.
Non mi ha visto, ancora impegnato a seguire il mio compagno. Collimo un punto davanti alla sua elica e premo il pulsante di fuoco, con una raffica precisa, ne colpisco il motore.
Il 109 scende, lasciandosi dietro un' intensa scia di fumo. Grande! Sono due!
Anche qui non infiersco sempre per risparmiare munizioni, ma questa volta si rivela un grave errore.
Infatti il pilota tedesco, nonostante il velivolo condannato, richiama abilmente, riuscendo ancora ad infilare qualche cannonata sul motore dell' Hurricane di Carmine che, danneggiato, si spegne.
La mia reazione finisce definitivamente il 109, ma non serve a salvare l'aereo del Sgt. Carmine che deve lanciarsi dietro le linee nemiche.
Speriamo che riesca a non farsi catturare.
Non ho il tempo di dispiacermi che un improvviso attacco da coda di un 110 danneggia irreparabilmente la mia ala sinistra.
Che stupido! Ho trascurato per toppo tempo il mio settore di coda.
Ormai è tardi.
Non posso fare altro che saltare, dopo aver portato il più possibile l'aereo sui mezzi amici.
Mentre sono appeso al paracadute, osservo con costernazione lo scontro che vede i miei compagni soccombere sotto il fuoco dei caccia o della contraerea nemica.
Anche il Sgt. Tamat che, lottando come un leone, colpisce due aerei nemici, viene sopraffatto dalla superiorità numerica e tattica degli esperti cacciatori tedeschi...
"..Ritorno a sera avanzata, prendendo un passaggio su un cassone polveroso di un camion dell'esercito.
Rientrato al campo mi fermo al dispersal della squadriglia, dove alla sera ci si riuniva con gli altri piloti.
Entro, il posto è ormai vuoto.
Solo il gestore, anche lui un vecchio pilota, è presente e sta ormai chiudendo il locale.
Quando mi vede, superata la prima sorpresa, mi rivolge un sorriso ammiccante, poi visto il mio smarrimento, come se leggesse il mio pensiero, anticipa la mia domanda dicendomi: "Non è passato nessuno..."
Lo saluto con un accenno del capo e la mascella serrata.
Esco senza dire una parola, ma non serve parlare, ci si capisce così, tra gli uomini dell'aria.
Mi dirigo verso gli hangar.
I militari di ronda mi salutano formalmente.
Un lupo grigio dagli occhi azzurri è sdraiato al bordo del campo e aspetta ancora che all'orizzonte compaia l'aereo del suo padrone.
Non sa che quell'aereo sarà presto sepolto dalla sabbia, in uno sparuto punto del deserto nordafricano.
Mi avvicino e gli faccio due carezze, mi guarda, forse aspettando da me spiegazioni che non sono in grado di dargli.
"Dai lupo, andiamo a casa..." gli dico sommessamente.
In qualche modo mi capisce, forse anche lui non vuole stare più da solo.
Si alza stancamente, intirizzito dall'aria fredda della notte.
Ci avviamo insieme lungo la pista polverosa illuminata solo dalla luce delle stelle....."
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Cipson













