Scatti dal fronte ...

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" Un buon cacciatore è come un buon pugile, deve avere un colpo risolutivo... Scoprirai di preferire un tipo di attacco tra i molti. Lavoraci finché riuscirai a portarlo con perfezione... quindi utilizzalo il più possibile. "

Reade Tilley, Pilota RAF, 7 Vittorie


Fiamme su Malta

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I Diari del Sesto

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Malta. 4 Luglio 1941

Mattina brumosa, il cielo si predispone al bello ma una densa foschia ristagna a livello del mare.

I nostri 3 Hurricane si stagliano elegantemente contro le luci dell'alba ormai avanzata.
Saliamo sugli apparecchi, aiutati dai meccanici, ma non partiamo immediatamente. Per aumentare il tempo utile di pattugliamento decidiamo di aspettare che la seconda sezione di P-40, decollata da Takali, faccia quota e ci informi su eventuali movimenti nemici.

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I rapporti della nostra intelligence prevedono una Recon Run su Malta da parte di una formazione mista di velivoli della Regia Aeronautica Italiana.
Mentre siamo in attesa del decollo udiamo le sirene dell'allarme attacco aereo.
Rinunciamo all'attesa tattica e decolliamo immediatamente.
Un velivolo nemico solitario, identificato come uno SM-79 italiano esegue una incursione su La Valletta, bersagliato dal pesante tiro contraereo.

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La 2° sezione di P-40 lo ingaggia prontamente.
Si uniscono anche i velivoli della mia sezione, la 1°.
Sotto l'attacco multiplo il velivolo italiano perde un'ala e si avvita fino a precipitare in mare.

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Protagonisti di questa prima fase sono i Sgt. Burn, Maraz, Tamat ed il mio Wingman ai quali viene riconosciuto 1/4 di abbattimento a testa.
Facciamo quota e avvistiamo velivoli nemici più alti.
Stimiamo almeno 8000 metri.
Sfruttando la quota superiore, alcuni di essi, identificati come caccia di tipo Macchi MC-200, ci attaccano.

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Fortunatamente il primo passaggio va a vuoto e ci consente di reagire.
Si innesca una giostra sopra il cielo di La Valletta.
Le scie di condensazione si incrociano, disegnando arabeschi nel cielo.
Le armi suonano la loro musica.
Ma sono uomini di carne quelli che sudano ed ansimano nei loro angusti abitacoli cercando di sopravvivere a quel gioco mortale.
Mentre i miei uomini ingaggiano efficacemente i piloti italiani, sono libero di cercare i bombardieri incursori, Savoia Marchetti SM-72, di cui è segnalata la presenza.
Il tiro di contraerea si rivela particolarmente efficace, infatti, oltre a segnare la rotta dei bombardieri ne centra uno con un colpo di artiglieria e lo fa esplodere in volo.
Una salice di fumo nero e rottami in caduta lenta è tutto ciò che resta della macchina volante e del suo equipaggio di valorosi.
La Flak mette a segno un secondo centro quando, qualche minuto dopo, un colpo di grosso calibro strappa un ala ad un MC-200, che si avvita sotto gli occhi sorpresi del nostro Sgt. Tamat.
L'azione aerea, all'inizio coordinata, si dipana ormai in una serie di scontri isolati e distanti tra loro.
Ma ormai l'attenzione si concentra sulla ricerca dell' ultimo bombardiere incursore.
Grazie alle precise indicazioni del Sgt. Burn riusciamo ad individuare il fuggitivo per rotta 3 0, quota 6000 metri.
Alcuni P-40 della 2° sezione, ignorando coraggiosamente la caccia nemica, lo ingaggiano costringendolo a manovrare.

Ritrovandomi a 6300 metri, raggiunti durante la ricerca precedente, plano velocemente verso l'incursore, ormai ben individuato.

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All'inizio, il pilota italiano risponde brillantemente agli attacchi, togliendosi prontamente dalla linea di tiro, mentre i suoi mitraglieri rispondono al fuoco con salve di traccianti incandescenti, che sfiorano pericolosamente il mio velivolo.
La manovra però gli riduce la velocità e l'italiano è costretto a perdere ulteriore altezza.
Nell'inseguimento in discesa mi vengo a trovare esattamente sulla sua coda, sto per scartare in difesa ma mi accorgo di non venire, stranamente, fatto segno di fuoco nemico.
Forse sono finito in un settore cieco, penso, o forse i mitraglieri sono stati feriti dai miei attacchi precedenti, in ogni caso approfitto prontamente della situazione favorevole per scaricare il fuoco delle mie otto 0,303 ' sull'avversario.
Tre lunghe raffiche raggiungono l'aereo italiano.
Mentre i colpi tamburellano le ali e la fusoliera del velivolo nemico, devastandole, una scia di fumo nero oleoso e di rottami si dipana dal motore sinistro.
L'ala destra, sotto la pioggia di colpi, rilascia carburante.
Mi riallineo per il colpo finale ma dalle mie armi non sento altro che il rumore dell'aria compressa e degli otturatori che battono a vuoto.
Maledizione, ho finito i colpi!

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Il bombardiere è condannato ma il coraggioso pilota italiano lo conduce ancora.
Mi immagino la drammatica scena all'interno della cabina devastata dalle raffiche, con i piloti ed i mitraglieri forse feriti, che cercano disperatamente di manovrare i comandi induriti dai danni, per mantenere a stento l'aereo in volo.
Ormai senz'armi, interrompo l'azione e mi allontano con un augurio a quei coraggiosi.

Non dura molto, i miei piloti, caparbiamente, si fanno strada tra i caccia nemici e attaccano il bombardiere, in rapida successione.
Prima il Sgt. Burn poi i Sgt. Tamat e Greyhowl, sprezzanti del pericolo, seppur inseguiti dalla caccia avversaria, si avventano sul Trimotore ferito per assestargli il colpo di grazia ed impedire che le preziose informazioni sulla situazione di Malta vengano passate al nemico.
Il velivolo viene mortalmente colpito ma i coraggiosi pagano il loro tributo di sangue.
Gli aerei dei Sgt. Burn e Greyhowl vengono colpiti seriamente ed i due piloti devono scampare con il paracadute.
Solo il Sgt. Tamat esce illeso dalla temeraria azione e si sgancia per rientrare alla base.

A questo punto solamente il Sgt. Maraz è in condizioni di continuare l'incursione, dopo il duro scontro con i caccia italiani.
Individuata la scia di fumo del trimotore, si predispone per l'ultimo attacco, ma non ha il tempo di avvicinarsi in quanto il velivolo ferito, ormai allo stremo, si schianta rovinosamente in mare.
L'equipaggio italiano non si è lanciato.
Un estremo saluto a quegli eroi dell'aria.

La battaglia è finita.
I contendenti, stremati, si sganciano per ritornare alle basi.
Mentre sono in rotta di ritorno, avendo udito i mayday dei nostri piloti precipitati e presa nota della posizione, avverto il nostro controllo a terra, per guidare sul posto di caduta un idrovolante Walrus, predisposto per il soccorso marino.

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Rientro con i compagni Tamat e Maraz alla base di Luqa alle 06.30.

Attendo sulla pista per più di un ora notizie del mio wingman.

Ma il cielo rimane vuoto, immobile e indifferente alle tragedie degli uomini.

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Cipson