Shave
29 July 2010, 01:16
purtroppo in Afghanistan un altro attacco ha tolto la vita a due soldati italiani di stanza in quella regione!!purtroppo oltre alla tristezza dell'accaduto vengo a scoprire che uno dei due morti era il fratello di mio zio appartenente al Genio delle brigata alpina taurinense.
si chiamava Mauro Gigli!!persona di grande cuore e animo morta mentre portava a termine il suo lavoro in un paese straniero
riporto qui le notizie del sito www.liberoreporter.it (http://www.liberoreporter.it) e di www.ilgiornale.it (http://www.ilgiornale.it)
ecco l'intervista fatta al TG1 poco tempo fà al tg1
http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/P...17ecb2c1fe.html
e la notizia del telegiornale
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programm...8a23ad-tg1.html
l'uomo sulla sinistra era Mauro Gigli sulla destra Pierdavide De Cillis
Afghanistan. Altri due italiani rientreranno in Patria avvolti nel tricolore
Inserito il 29 luglio 2010 alle 00:45:00 da ferpel. IT - Esteri
I due militari italiani morti erano due specialisti del Genio che stavano disinnescando Ied
Ancora due militari italiani sono morti in Afghanistan. Sono il primo maresciallo Mauro Gigli del 32esimo Reggimento Genio di Torino della Brigata Alpina Taurinense, e il Caporal Maggiore Capo Pierdavide De Cillis, appartenente al 21esimo Reggimento Genio di stanza a Caserta. I due militari facevano parte di un team ‘Improvised Explosive Device Disposal’, Iedd, specializzato nella rimozione di ordigni esplosivi improvvisati, Ied. Erano dunque due specialisti del genio e hanno perso la vita nel corso di un'operazione di bonifica. Appena pochi giorni fa l’ultima vittima italiana. Oggi è ‘toccato’ a due soldati che sono caduti in azione nel villaggio di Injil a 8 chilometri a sud di Herat investiti dall’esplosione di uno Ied. Molto probabilmente la deflagrazione è stata provocata a distanza con un telecomando. Una trappola dunque! Poco prima i due militari italiani avevano neutralizzato un altro Ied. L’episodio si è verificato intorno alle 20 locali. Nell'esplosione è rimasto coinvolto anche un terzo soldato italiano che ha riportato solo lievi ferite. Si tratta del capitano Federica Luciani del 2/o Reggimento Genio Pontieri di Piacenza. Meno fortunati sono stati anche alcuni militari dell'esercito afghano Afghan national army, Ana. Due sono morti ed altri due sono rimasti gravemente feriti. Da quando l’Italia partecipa all'Operazione Enduring Freedom i militari italiani morti in Afghanistan sono 28. Da quando invece, è iniziata l’Operazione, nell’ottobre 2001, sono in tutto 1.971 i soldati stranieri morti in Afghanistan. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa domani riferirà alla Camera dei Deputati e poi, al Senato della Repubblica sull'attentato di oggi. Le due camere del Parlamento oggi hanno osservato un minuto di silenzio per i due militari italiani morti nell’ attentato in Afghanistan. Sono circa 3.300 i militari italiani dispiegati in Afghanistan, ma presto saranno almeno 4mila. Dal 20 aprile scorso il contingente italiano di stanza a Herat è al comando del generale di Brigata Claudio Berto, comandante della brigata alpina ‘Taurinense’. Il Regional Command West, RC-W, L’area posta sotto la responsabilità italiana si estende su quattro province. Herat, Badghis, Ghowr e Farah. Sotto il comando italiano sono posti altri 6mila uomini di 11 Paesi. Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi nel commentare la notizia dei due soldati italiani morti oggi in Afghanistan ha affermato che: “Quando arrivano queste notizie così drammatiche ci si domanda se ne vale la pena”. “Proprio in queste situazioni però, bisogna rafforzare l'idea che ne vale la pena”, ha aggiunto il presidente del Consiglio affermando che: “le parole non hanno senso, non possono lenire il dolore. C'è solo il fatto di apprezzare chi compie la scelta personale di andare in missione”. “La carriera di un soldato espone a certi rischi. Chi è andato in Afghanistan lo ha fatto per scelta personale”, ha sottolineato il capo del governo. Di fronte a tanta tristezza, anche nelle parole di chi governa il Paese, cosa dire? Cosa fare? Come è strana la vita. Quasi in automatico e mai per cattiveria, quando si scrive: “soldato della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza, Isaf è morto in Afghanistan”. La notizia è ‘posata’ lì tra le colonne del giornale ‘dolcemente’ e con rispetto. Però se la notizia è: “soldato italiano della forza Isaf morto in Afghanistan”. Qualcosa di diverso scatta in chi scrive l’articolo. Malinconia mista a dolore, a dispiacere pervade la mente e il corpo e viene voglia di gridare a tutti quello che si ha dentro. Però, poi, un senso di lealtà e rispetto al quel tricolore in cui i due italiani morti oggi in Afghanistan rientreranno presto in Patria, frena e allora ci si morde solo le labbra e si torna a scrivere.
Ferdinando Pelliccia
Un ordigno esplosivo lungo la strada 20 chilometri a Nord di Herat. Dopo averlo disinnescato sono stati investiti da un'esplosione: le vittime sono il primo maresciallo Mauro Gigli, di 41 anni, e il caporal maggiore capo Pierdavide De Cillis, di 33 anni. Ferita una lievemente una soldatessa. Gigli disse al Tg1: "Tensione e adrenalina davanti a una bomba". Il cordoglio della politica
Herat - Due militari italiani sono morti in Afghanistan. Il fatto è avvenuto a nord di Herat. I due militari sono rimasti vittima di un ordigno artigianale (Ied) piazzato lungo la strada. I due militari italiani, specialisti del Genio, erano impegnati in un’operazione di disinnesco di un ordigno artigianale. Dopo aver verificato la presenza della bomba, i genieri hanno proceduto alla sua neutralizzazione. Ma nel perlustrare la zona circostante per accertare l’eventuale presenza di altri ordigni, sono stati investiti da una forte esplosione che li ha uccisi.
Il fatto e le vittime Il fatto è avvenuto nel pomeriggio, in una zona a circa 8 km dal centro di Herat. La polizia afgana individua la presenza di una bomba rudimentale e, come avviene in questi casi, chiede l'intervento degli specialisti artificieri degli Alpini. Parte quindi un team del 3/o reggimento Genio, specializzato nella rimozione di ordigni esplosivi improvvisati: un dispositivo composto da 36 militari su 8 veicoli blindati Lince, uno dei quali in versione ambulanza. Gli artificieri disinnescano la bomba, ma mentre perlustrano a piedi la zona circostante per accertare l'eventuale presenza di altri ordigni, il primo maresciallo Mauro Gigli, 41 anni, e il caporal maggiore capo Pierdavide De Cillis, 33 anni, vengono investiti ed uccisi da una forte esplosione. A seguito dello scoppio riporta lievi escoriazioni anche una soldatessa, il capitano Federica Luciani. Si parla anche di due afgani morti, ma il comando italiano riporta solo il ferimento lieve di un civile.
Il primo maresciallo Mauro Gigli era nato il 3 aprile 1969 a Sassari ed era effettivo al 32/o Reggimento Genio di Torino (Brigata Alpina Taurinense), il caporal maggiore capo Pierdavide De Cillis, nato il 25 febbraio 1977 a Bisceglie (Bari) apparteneva al 21/o Reggimento Genio di stanza a Caserta.
Il pericolo continuo degli Ied Un'inchiesta è in corso per accertare la dinamica di quanto accaduto ed è ancora presto per ipotizzare una trappola. Quello che è certo è che gli Ied costituiscono la principale minaccia nell'ovest, per i militari italiani, ma anche per forze armate e civili afgani. Negli ultimi giorni, nella zona di Shindand, gli specialisti degli Alpini, insieme alle forze di sicurezza afgane, hanno disinnescato quattro ordigni esplosivi improvvisati. Si tratta di un impegno quotidiano per gli artificieri del contingente che si servono di mezzi blindati, robot telecomandati, cani, pinze e strumenti sofisticati per disinnescare in sicurezza. Ma l'imprevisto, il pericolo, è sempre in agguato in operazioni del genere, pur affidate a uomini di grandissima esperienza. Le due vittime, infatti, avevano al loro attivo numerose missioni all'estero durante le quali avevano effettuato un elevato numero di interventi di disinnesco di ordigni esplosivi.
Il cordoglio del premier e della politica "Quando arrivano queste notizie così drammatiche ci si domanda se ne vale la pena" commenta Silvio Berlusconi. Proprio in queste situazioni, però, aggiunge il premier, "bisogna rafforzare l’idea che ne vale la pena". Il presidente del Consiglio fa le condoglianze alle famiglie delle vittime premettendo che in queste circostanze "le parole non hanno senso", non possono "lenire il dolore. C’è solo il fatto - afferma il Cavaliere - di apprezzare chi compie la scelta personale di andare in missione. La carriera di un soldato - dice il capo del governo - espone a certi rischi. Chi è andato in Afghanistan lo ha fatto per scelta personale". Per il premier, dunque, queste notizie "creano dolore" ma - conclude il Cavaliere - "è giusto fare quello che facciamo". L’aula della Camera ha osservato un minuto di silenzio per i due militari italiani morti in un attentato in Afghanistan. Il vicepresidente Maurizio Lupi ha letto la notizia che riferiva dell’attentato e ha manifestato alle vittime "il cordoglio più vivo della nostra assemblea".
Quando Gigli parlò al Tg1 Nel disinnesco degli Ied (gli ordigni rudimentali) il momento più delicato "é quando c'é l'approccio manuale da parte dell'operatore" con la bomba, ed é un susseguirsi di 'tensione ed adrenalina'': è quanto raccontava circa 20 giorni fa al Tg1, in Afghanistan, il primo maresciallo Mauro Gigli, morto proprio in seguito allo scoppio di una bomba. Nell'intervista all'inviata Marilù Lucrezio, che è sul sito del Tg1, Gigli parlava del suo lavoro, proponendo il racconto di chi ogni giorno rischia la vita per la sicurezza dell'Afghanistan. "Il momento più delicato - spiegava il maresciallo a proposito del disinnesco degli Ied - è quando c'é l'approccio manuale da parte dell'operatore, che deve affrontare l'ordigno. Ogni intervento è a sé, e ogni intervento, dall'attivazione fino alla conclusione, è un susseguirsi di tensione e di adrenalina".
si chiamava Mauro Gigli!!persona di grande cuore e animo morta mentre portava a termine il suo lavoro in un paese straniero
riporto qui le notizie del sito www.liberoreporter.it (http://www.liberoreporter.it) e di www.ilgiornale.it (http://www.ilgiornale.it)
ecco l'intervista fatta al TG1 poco tempo fà al tg1
http://www.tg1.rai.it/dl/tg1/2010/P...17ecb2c1fe.html
e la notizia del telegiornale
http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programm...8a23ad-tg1.html
l'uomo sulla sinistra era Mauro Gigli sulla destra Pierdavide De Cillis
Afghanistan. Altri due italiani rientreranno in Patria avvolti nel tricolore
Inserito il 29 luglio 2010 alle 00:45:00 da ferpel. IT - Esteri
I due militari italiani morti erano due specialisti del Genio che stavano disinnescando Ied
Ancora due militari italiani sono morti in Afghanistan. Sono il primo maresciallo Mauro Gigli del 32esimo Reggimento Genio di Torino della Brigata Alpina Taurinense, e il Caporal Maggiore Capo Pierdavide De Cillis, appartenente al 21esimo Reggimento Genio di stanza a Caserta. I due militari facevano parte di un team ‘Improvised Explosive Device Disposal’, Iedd, specializzato nella rimozione di ordigni esplosivi improvvisati, Ied. Erano dunque due specialisti del genio e hanno perso la vita nel corso di un'operazione di bonifica. Appena pochi giorni fa l’ultima vittima italiana. Oggi è ‘toccato’ a due soldati che sono caduti in azione nel villaggio di Injil a 8 chilometri a sud di Herat investiti dall’esplosione di uno Ied. Molto probabilmente la deflagrazione è stata provocata a distanza con un telecomando. Una trappola dunque! Poco prima i due militari italiani avevano neutralizzato un altro Ied. L’episodio si è verificato intorno alle 20 locali. Nell'esplosione è rimasto coinvolto anche un terzo soldato italiano che ha riportato solo lievi ferite. Si tratta del capitano Federica Luciani del 2/o Reggimento Genio Pontieri di Piacenza. Meno fortunati sono stati anche alcuni militari dell'esercito afghano Afghan national army, Ana. Due sono morti ed altri due sono rimasti gravemente feriti. Da quando l’Italia partecipa all'Operazione Enduring Freedom i militari italiani morti in Afghanistan sono 28. Da quando invece, è iniziata l’Operazione, nell’ottobre 2001, sono in tutto 1.971 i soldati stranieri morti in Afghanistan. Il ministro della Difesa, Ignazio La Russa domani riferirà alla Camera dei Deputati e poi, al Senato della Repubblica sull'attentato di oggi. Le due camere del Parlamento oggi hanno osservato un minuto di silenzio per i due militari italiani morti nell’ attentato in Afghanistan. Sono circa 3.300 i militari italiani dispiegati in Afghanistan, ma presto saranno almeno 4mila. Dal 20 aprile scorso il contingente italiano di stanza a Herat è al comando del generale di Brigata Claudio Berto, comandante della brigata alpina ‘Taurinense’. Il Regional Command West, RC-W, L’area posta sotto la responsabilità italiana si estende su quattro province. Herat, Badghis, Ghowr e Farah. Sotto il comando italiano sono posti altri 6mila uomini di 11 Paesi. Il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi nel commentare la notizia dei due soldati italiani morti oggi in Afghanistan ha affermato che: “Quando arrivano queste notizie così drammatiche ci si domanda se ne vale la pena”. “Proprio in queste situazioni però, bisogna rafforzare l'idea che ne vale la pena”, ha aggiunto il presidente del Consiglio affermando che: “le parole non hanno senso, non possono lenire il dolore. C'è solo il fatto di apprezzare chi compie la scelta personale di andare in missione”. “La carriera di un soldato espone a certi rischi. Chi è andato in Afghanistan lo ha fatto per scelta personale”, ha sottolineato il capo del governo. Di fronte a tanta tristezza, anche nelle parole di chi governa il Paese, cosa dire? Cosa fare? Come è strana la vita. Quasi in automatico e mai per cattiveria, quando si scrive: “soldato della Forza internazionale di assistenza alla sicurezza, Isaf è morto in Afghanistan”. La notizia è ‘posata’ lì tra le colonne del giornale ‘dolcemente’ e con rispetto. Però se la notizia è: “soldato italiano della forza Isaf morto in Afghanistan”. Qualcosa di diverso scatta in chi scrive l’articolo. Malinconia mista a dolore, a dispiacere pervade la mente e il corpo e viene voglia di gridare a tutti quello che si ha dentro. Però, poi, un senso di lealtà e rispetto al quel tricolore in cui i due italiani morti oggi in Afghanistan rientreranno presto in Patria, frena e allora ci si morde solo le labbra e si torna a scrivere.
Ferdinando Pelliccia
Un ordigno esplosivo lungo la strada 20 chilometri a Nord di Herat. Dopo averlo disinnescato sono stati investiti da un'esplosione: le vittime sono il primo maresciallo Mauro Gigli, di 41 anni, e il caporal maggiore capo Pierdavide De Cillis, di 33 anni. Ferita una lievemente una soldatessa. Gigli disse al Tg1: "Tensione e adrenalina davanti a una bomba". Il cordoglio della politica
Herat - Due militari italiani sono morti in Afghanistan. Il fatto è avvenuto a nord di Herat. I due militari sono rimasti vittima di un ordigno artigianale (Ied) piazzato lungo la strada. I due militari italiani, specialisti del Genio, erano impegnati in un’operazione di disinnesco di un ordigno artigianale. Dopo aver verificato la presenza della bomba, i genieri hanno proceduto alla sua neutralizzazione. Ma nel perlustrare la zona circostante per accertare l’eventuale presenza di altri ordigni, sono stati investiti da una forte esplosione che li ha uccisi.
Il fatto e le vittime Il fatto è avvenuto nel pomeriggio, in una zona a circa 8 km dal centro di Herat. La polizia afgana individua la presenza di una bomba rudimentale e, come avviene in questi casi, chiede l'intervento degli specialisti artificieri degli Alpini. Parte quindi un team del 3/o reggimento Genio, specializzato nella rimozione di ordigni esplosivi improvvisati: un dispositivo composto da 36 militari su 8 veicoli blindati Lince, uno dei quali in versione ambulanza. Gli artificieri disinnescano la bomba, ma mentre perlustrano a piedi la zona circostante per accertare l'eventuale presenza di altri ordigni, il primo maresciallo Mauro Gigli, 41 anni, e il caporal maggiore capo Pierdavide De Cillis, 33 anni, vengono investiti ed uccisi da una forte esplosione. A seguito dello scoppio riporta lievi escoriazioni anche una soldatessa, il capitano Federica Luciani. Si parla anche di due afgani morti, ma il comando italiano riporta solo il ferimento lieve di un civile.
Il primo maresciallo Mauro Gigli era nato il 3 aprile 1969 a Sassari ed era effettivo al 32/o Reggimento Genio di Torino (Brigata Alpina Taurinense), il caporal maggiore capo Pierdavide De Cillis, nato il 25 febbraio 1977 a Bisceglie (Bari) apparteneva al 21/o Reggimento Genio di stanza a Caserta.
Il pericolo continuo degli Ied Un'inchiesta è in corso per accertare la dinamica di quanto accaduto ed è ancora presto per ipotizzare una trappola. Quello che è certo è che gli Ied costituiscono la principale minaccia nell'ovest, per i militari italiani, ma anche per forze armate e civili afgani. Negli ultimi giorni, nella zona di Shindand, gli specialisti degli Alpini, insieme alle forze di sicurezza afgane, hanno disinnescato quattro ordigni esplosivi improvvisati. Si tratta di un impegno quotidiano per gli artificieri del contingente che si servono di mezzi blindati, robot telecomandati, cani, pinze e strumenti sofisticati per disinnescare in sicurezza. Ma l'imprevisto, il pericolo, è sempre in agguato in operazioni del genere, pur affidate a uomini di grandissima esperienza. Le due vittime, infatti, avevano al loro attivo numerose missioni all'estero durante le quali avevano effettuato un elevato numero di interventi di disinnesco di ordigni esplosivi.
Il cordoglio del premier e della politica "Quando arrivano queste notizie così drammatiche ci si domanda se ne vale la pena" commenta Silvio Berlusconi. Proprio in queste situazioni, però, aggiunge il premier, "bisogna rafforzare l’idea che ne vale la pena". Il presidente del Consiglio fa le condoglianze alle famiglie delle vittime premettendo che in queste circostanze "le parole non hanno senso", non possono "lenire il dolore. C’è solo il fatto - afferma il Cavaliere - di apprezzare chi compie la scelta personale di andare in missione. La carriera di un soldato - dice il capo del governo - espone a certi rischi. Chi è andato in Afghanistan lo ha fatto per scelta personale". Per il premier, dunque, queste notizie "creano dolore" ma - conclude il Cavaliere - "è giusto fare quello che facciamo". L’aula della Camera ha osservato un minuto di silenzio per i due militari italiani morti in un attentato in Afghanistan. Il vicepresidente Maurizio Lupi ha letto la notizia che riferiva dell’attentato e ha manifestato alle vittime "il cordoglio più vivo della nostra assemblea".
Quando Gigli parlò al Tg1 Nel disinnesco degli Ied (gli ordigni rudimentali) il momento più delicato "é quando c'é l'approccio manuale da parte dell'operatore" con la bomba, ed é un susseguirsi di 'tensione ed adrenalina'': è quanto raccontava circa 20 giorni fa al Tg1, in Afghanistan, il primo maresciallo Mauro Gigli, morto proprio in seguito allo scoppio di una bomba. Nell'intervista all'inviata Marilù Lucrezio, che è sul sito del Tg1, Gigli parlava del suo lavoro, proponendo il racconto di chi ogni giorno rischia la vita per la sicurezza dell'Afghanistan. "Il momento più delicato - spiegava il maresciallo a proposito del disinnesco degli Ied - è quando c'é l'approccio manuale da parte dell'operatore, che deve affrontare l'ordigno. Ogni intervento è a sé, e ogni intervento, dall'attivazione fino alla conclusione, è un susseguirsi di tensione e di adrenalina".