West malling

Discussione in 'I Diari del Sesto' iniziata da 6S.Cipson, 1 Novembre 2010.

  1. 6S.Cipson

    6S.Cipson Active Member

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    WEST MALLING - (di Punch)

    Inghilterra 11 Giugno 1944
    D-Day + 5

    Base di West Malling, ore 8 zulu.

    Il Kent splendeva in quella mattinata sotto un cielo terso e senza nuvole.
    Il mio nome è Robert H. Bayne, detto “Il Mastino”, così appellato dagli amici per quella abitudine di serrare vistosamente la mascella, che mi prende quando sono sotto pressione o forse semplicemente per il mio carattere ostinato, che mi induce a non mollare mai.

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    Mi trovavo insieme al mio compagno di corso Jean-Louis Blanchard di origine francese che, dopo una rocambolesca fuga dalla Francia occupata dai Nazisti, aveva raggiunto l’Inghilterra.
    Jean-Louis era ormai un vecchio amico d'avventure, dai tempi in cui, come me, si era offerto volontario arruolandosi nella RAF.
    Anche io ero mezzo francese, mia madre era di Marsiglia, e questo favorì indubbiamente il forte legame che si creò tra di noi.
    Arrivati tardi per partecipare agli scontri sulla Manica, non ci perdemmo però i più importanti scontri del Mediterraneo.
    Eravamo tra i più giovani che parteciparono alla Battaglia di Malta.
    Ne avevamo passate di cotte e di crude sui quei cieli, dove avemmo l’onore di servire sotto il grande “Sailor” Malan.
    Sempre a corto di aerei e materiali, quell’esperienza forgiò nel ferro e nel fuoco le nostre giovani vite.
    Con oltre 5 vittorie a testa conquistate, potevamo definirci “assi” e non eravamo più dei pivelli freschi di corso, anche se gli anziani ci consideravano tali per via della nostra giovane età, almeno finché non venivano a conoscenza del nostro stato di servizio.
    Fu forse per sfida o semplicemente per l’esuberanza dell’età, che, durante uno dei ciclici turni di riposo, rispondemmo di nuovo ad una chiamata per volontari.
    Fino a quel momento per noi la guerra era stato quasi un affare privato, vissuta senza grandi assunzioni di responsabilità. Certo, facevamo un mestiere pericoloso e sapevamo che ogni volo poteva essere l’ultimo, ma il tutto veniva preso con un irresponsabile fatalismo, compensato dall’emozione per l’azione intensa e dai sogni di gloria.
    L’adrenalina non aveva ancora cominciato a logorare i nostri nervi…
    Il comunicato non specificava molti dettagli, veniva solo proposto di tornare in azione sui cieli Inglesi per una missione “speciale”, con lo Squadron No 91.

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    Il ritorno in Inghilterra fu un invito irresistibile oppure fu il mistero che ci incuriosì.
    Forse, la verità era che non riuscivamo a restare per molto lontano dai guai.
    Compilate le dovute scartoffie ed espletate le formalità di rito, qualche settimana dopo ci presentammo nell'ufficio del Comandante di Gruppo John Connor, un gentleman tutto d'un pezzo, veterano della Battaglia d'Inghilterra.

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    Il Comandante ci accolse in maniera molto formale e ci presentò alcuni membri dello Squadron.
    Dopo una breve introduzione riguardante la storia e le caratteristiche del 91°sqn., il colloquio terminò piuttosto seccamente:
    “…A tempo debito vi mostreremo le belve che cavalcherete, per ora limitatevi a presentarvi per la riunione del gruppo che avverrà durante il briefing alle 9 30, mi raccomando puntuali, ho sentito dire in giro che che non lo siete affatto..”.
    Salutammo formalmente senza ribattere ma non eravamo ancora usciti dalla baracca del Comando che Jean-Louis borbottò ad alta voce: “Iniziamo bene!”
    Lo zittì con una gomitata, non era il caso di finire nei guai il primo giorno…
    Il resto della giornata passò nel tentativo malriuscito di sistemare i nostri bagagli nei baraccamenti e nel cercare di orientarsi per la base. La notte ci colse il sonno dei giusti.

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    La mattina seguente, come da ordini alle 09,30, ci trovammo nella sala briefing, riempita all’inverosimile da una calca di piloti che parlava ad alta voce e che aspettava l'arrivo del maggiore, un tale di nome Robert McCoy.
    Alcuni pivelli raccontavano che fosse una leggenda dell’aria, con più di 15 abbattimenti al suo attivo.
    Si diceva che questo vecchio leone fosse capace di trasformare la più paurosa delle reclute in un temerario pilota da combattimento, capace di dare parecchio filo da torcere ai Tedeschi.
    Mentre ascoltavamo queste notizie il capitano chiamò l'Attenti.
    Scattammo tutti in piedi.
    McCoy entrò nella sala e con atteggiamento informale ci fece cenno di mettersi comodi.
    Raggiunse il leggio accanto al grande schermo ed iniziò a parlare:
    Allora gentlemen, vediamo cosa abbiamo in pentola questa volta…”
    Le luci si spensero, un silenzio attento avvolse la sala. L’unico rumore era dovuto al ticchettio degli ingranaggi del proiettore cinematografico, che trascinavano la pellicola da 8 millimetri.
    Alcune immagini riguardavano alcune strane installazioni camuffate con una certa cura, rilevate dalla nostra ricognizione aerea vicino alla costa della Francia e del Belgio settentrionale.
    Avevano l’aspetto di scivoli o binari ferroviari, ma erano di lunghezza limitata.
    Le notizie che arrivavano dai “Maquis”, la resistenza francese, erano imprecise e frammentate: si parlava di possibili attacchi di aerei fantasma, che sarebbero addirittura sfuggiti ai nostri radar.
    Attacchi fantasma?
    Dio solo sapeva cosa stesse balenando nella testa degli scienziati di Hitler.
    Menti geniali, ma allo stesso tempo subdole e pericolose in quanto votate ad una causa che non si faceva alcuno scrupolo.
    Le foto finirono di scorrere sul telo bianco e le luci si riaccesero.
    McCoy continuò:
    Bene Signori, a partire dalla prossima settimana verranno predisposte coppie di velivoli in “combat ready” su diversi aeroporti, rimanendo in allerta continua, con i piloti già a bordo, per poter decollare rapidamente al primo allarme, e difendere i cieli Inglesi da queste presunte nuove minacce.
    Come potete immaginare lo "Scramble", il decollo su allarme, dovrà essere effettuato in pochi minuti.
    La precedente procedura di decollo su allarme ammetteva un massimo di 8 minuti.
    Bene, adesso, i minuti consentiti per staccare le ruote da terra non potranno essere più di 5...
    A sentire quelle parole Jean-Louis mi sussurrò alle spalle dicendomi:
    Questo è pazzo, 5 minuti!”.
    Un brusio di commenti analoghi si diffuse per la sala briefing.
    Mi voltai indietro per guardare Jean-Louis, concedendogli un sorriso forzato.
    McCoy si accorse della mia distrazione e mi richiamò all'ordine:
    Tu! Credi di farcela ad alzarti in volo in questo lasso di tempo?”
    Preso alla sprovvista, risposi comunque in modo deciso: “Penso di sì. Signore!”
    Ne sei sicuro? Non l’ ho mai visto fare da un novellino. Le parole sono diverse dai fatti!”
    Ormai ero in ballo ed accettai il confronto: “Credo di farcela a decollare in meno di 5 minuti! Signore.”
    McCoy fece una pausa: “ Tu sei uno dei nuovi vero?, L'italo-francese che chiamano il Mastino?
    Ehm… così mi chiamano, Signore!” ribattei, un po’ sorpreso dal fatto che il comandante avesse già informazioni così precise sul mio conto.
    Il Comandante continuò con tono da lavata di capo: “Ho letto la tua scheda personale. E' pessima! La peggiore che abbia mai visto. So inoltre che ti piace andare a caccia di guai, ma qui non c’è spazio per le teste calde!”
    Certo Signore!”risposi meccanicamente.
    Al comandante sfuggì un ghigno divertito: “Però qualcuno dice che sei un Cacciatore nato,...Staremo a vedere!.”
    Poi si volse alla platea: “Va bene Signori, il briefing è terminato, vi faremo sapere ulteriori dettagli al momento opportuno.
    Per ora è tutto, potete andare!”
    Mentre McCoy concluse il suo intervento, tra il trambusto crescente, chiedemmo informazioni sugli aerei che avremo avuto a disposizione.
    Il Comandante, in un primo momento, non si curò di queste ultime richieste ma, appena giunto verso la porta, si fermò, fece una pausa e girandosi verso di noi con un mezzo sorriso disse:
    Spitfire, …ovviamente, i nuovi modelli, appena sfornati Sono in arrivo in queste ore.
    Ci vediamo domattina, qui, ore 9. 00 per il nuovo briefing.
    Adesso andate, prendetevi la giornata libera e presentatevi in orario e … con la sbronza smaltita!”

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    Terminammo la giornata in pieno relax: un boccale di birra, qualche chiacchiera con il personale della base, una nota d'armonica e un po’ di veglia alle stelle, consentita dalla mite temperatura serale.

    (continua)
    Ultima modifica: 1 Novembre 2010
  2. 6S.Cipson

    6S.Cipson Active Member

    Re: West Malling (di Punch)

    La mattinata seguente fu particolarmente interessante.
    Mentre eravamo nella sala breakfast con gli alti piloti ad ingozzarsi di uova strapazzate, udimmo
    il rumore di molti motori in avvicinamento.
    Sapevamo già di che si trattava.
    Balzammo in piedi accalcandoci all’uscita.
    Non appena sul prato davanti al dispersal ci apparve una pattuglia di Spitfire.
    Magnifici, fecero un passaggio a volo radente in formazione, superandoci con un rombo assordante che coprì anche le nostre grida entusiaste.
    Comparve anche il comandante Connor che, mal celando un sorriso divertito, ci disse:
    Eccoi vostri nuovi cavalli, cercate di non distruggerli subito e di non farvi ammazzare! Potete andare a vederli!”
    Non ci fu bisogno di ripeterlo. Arrivammo agli hangar mentre i velivoli stavano ancora rullando sui raccordi.
    Come si avvicinarono, il nostro entusiasmo raggiunse il massimo.

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    Erano dei Mk XIV freschi di fabbrica, elica Rotol a 5 pale, tettuccio a bolla Malcolm, ed un nuovo cuore pulsante, un Rolls Royce Griffon 65, un meraviglia della meccanica erogante 2050 Hp di potenza.
    Una macchina fenomenale a quei tempi, anche se, a causa del motore, l'aspetto era diventato più tozzo e possente, ma restava sempre e comunque accattivante.
    Non a caso il suo progettista, il grande John Mitchell, aveva affermato: “Se un aereo è bello, vola anche bene…”
    Jean si avvicinò a me e finalmente apri bocca: “Voglio proprio vedere cosa sa fare questa meraviglia”.

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    Guardando la sua espressione stupita, gli risposi ridendo: “Avrai tutto il tempo per conoscerlo meglio, per ora presentiamoci da McCoy che vuole vederci”.
    Il briefing mattutino iniziò con le notizie e gli ordini del giorno di normale routine.
    I piloti erano invece interessati a cosa stessero tramando i crucchi, ma dalle bocche degli alti papaveri non trapelava niente.
    Si parlava sempre dei soliti focolai di scontro: i bombardamenti a tappeto su Berlino e le località di importanza strategica quali Kassel, Peemunde e poche altre.
    Ed era proprio su Kassel e Peemunde che, dalle indiscrezioni che trapelavano, avevamo dei seri sospetti.
    Sembra che in questi due centri, i Nazisti avessero concentrato la produzione e la sperimentazione di nuove armi segrete.
    Si accennava a delle famigerate Vergeltungswaffen, le Armi della Vendetta, ma non si conoscevano i dettagli.
    A noi piloti arrivavano notizie di seconda mano, poco più di pettegolezzi, quindi ci si lasciava trasportare dall’immaginazione.
    Così, l’idea faceva ancora più impressione.
    McCoy parlò poco in quel briefing e ci congedò rapidamente.
    Tra la calca dei piloti che lasciavano la Sala Briefing, Jean ed io ci stavamo avviando lentamente verso l'uscita.
    Nella nostra testa pensavamo solamente quale compito ci avessero potuto assegnare.
    La risposta arrivò subito, quando Bob McCoy ci richiamò di colpo:
    Voi due tenetevi in preallarme, ci vediamo tra 3 ore circa al dispersal dove avrete ulteriori istruzioni”.
    Sotto un calore insopportabile attendemmo con ansia l'arrivo delle 12 20.
    Eravamo li davanti alla baracca del dispersal quando il Boss, cosi iniziammo a chiamare McCoy, si presentò di nuovo davanti ai nostri occhi.
    Entrate e sedetevi” disse, accompagnandosi con un cenno della mano.
    Prese una birra, la degustò profondamente per ricercare un po’ di refrigerio, lasciandoci ancora in ansiosa attesa, ed infine, accomodandosi sulla sedia, iniziò a parlare:
    Bene Signori, sarò breve:
    Nominativo Missione: Gamble
    Vettori: Delta Lima 05 e 06
    Tu, Mastino, sarai il comandante del volo.
    Rullaggio: braccio pista Ambra Foxtrot Uscita: salita in Gate ad Angeli 18
    Chiamata Controllo Missione (Sala Operazioni): Oscar Papa frequenza 5.
    Riprese a sorseggiare la birra.
    Qualcosa mancava, osando mi feci avanti: “Ehm… Sir, ma… lo Scopo della Missione?”
    Il boccale era quasi vuoto, approfittò per finirlo, prima di risponderci con tono esauriente: “Vi verrà comunicato in volo. In uno Scramble è sempre cosi.
    Dall’allarme, avrete una manciata di minuti per decollare, perciò siate rapidi e precisi. E tutto!”
    Dopo quelle parole, il vecchio lupo ci salutò con un cenno.
    Lo guardammo allontanarsi mentre riflettevamo sulle sue istruzioni.
    Non commentammo eccessivamente, d’altronde finché non fosse chiarito lo scopo della missione, ogni congettura era buona ed allo stesso tempo inutile.

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    Nel prato davanti alla Sala Piloti, il tempo scorreva lentamente tra qualche parola, due risate ed una lettura.
    Nonostante l’ambiente apparentemente rilassato, tutti eravamo consapevoli che quella monotona quiete non sarebbe durata.
    Infatti, non avevamo nemmeno finito di riflettere su questa considerazione che la sirena d'allarme si mise a suonare, seguita dalla voce del Controllo Missione che, gracchiando nell’altoparlante, annunciava:
    Scramble! Scramble! chiamata per vettori Delta Lima 05 e 06...”
    Bob McCoy irruppe nella sala rivolgendosi a noi con concitazione: “ CI SIAMO!”
    La situazione ci prese alla sprovvista, restammo attoniti a guardare la sirena d'allarme e ad ascoltare la comunicazione del Controllo Missione.

    McCoy intervenne, questa volta con tono fermo:
    Allora!? Che avete da dormire? I vostri apparecchi vi stanno aspettando, quelli del Controllo Missione se la prendono facilmente con i ritardatari! Sono le 12 30 alle 12 35 dovete alzare il culo da terra!”
    Iniziò poi a contare ad alta voce, guardando il suo cronometro.
    La sferzata di McCoy ci scosse, corremmo verso la porta, lasciando il dispersal, mentre il Capo continuava a contare …35 …36 …37 …38 . Nonostante la concitazione, con la coda dell’occhio colsi l’apparire di un accenno di ghigno divertito all’angolo della sua bocca.

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    Incespicando nei lacci, ci infilammo rapidamente i giubbotti di salvataggio e le cuffie, mentre gridavo a Jean “DAI MUOVITI DANNAZIONE!!”.
    Mi giunse di risposta un affannato: “VENGO, VENGO!!”

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    Come se avessimo avuto il diavolo alle calcagna ci dirigemmo agli aerei.
    Mentre lottavamo disperatamente con le imbragature dei paracadute, i meccanici fecero partire i potenti Griffon, tra fiammate e rombi assordanti.

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    Balzammo nell'abitacolo mentre gli specialisti ci davano una mano a serrare le cinture del seggiolino.

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    OK pronto! Rispose il mio sergente.
    I cupolini vennero chiusi, i motori Griffon aumentarono il loro rombo, facemmo cenno al personale di rimuovere i blocchi di arresto dalle ruote.
    Contattammo il Controllo Missione con tono affannato:
    Blu 1 a Controllo, PRONTO A PARTIRE!”
    arrivò anche la conferma di Blanchard
    Qui Blu 2, PRONTO A PARTIRE!”

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    Decollammo in formazione stretta, mentre i potenti motori, con un rombo infernale, erogavano tutta la potenza consentita.
    Raggiungemmo la quota assegnataci il più in fretta che potemmo.

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    Dopo 4 minuti dal decollo, eravamo a 18.000 piedi, 18 Angeli; senza dubbio il nuovo Spit faceva impressione ed aveva pochi rivali nel rateo di salita, in ogni caso il meglio che avessimo mai provato!
    In circa 10 minuti eravamo nella posizione assegnata, pronti a ricevere gli ulteriori ordini. Eravamo in ritardo a malapena di 1 minuto, forse tollerabile dopotutto, ma sapevamo che McCoy non ce lo avrebbe scontato.

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    (continua)
    Ultima modifica: 1 Novembre 2010
  3. 6S.Cipson

    6S.Cipson Active Member

    Re: West Malling (di Punch)

    Quota raggiunta Mastino”, mi avvisò Jean per radio, mentre mi giravo verso le mie ore 4 per vederlo dondolare le ali in segno di saluto.
    Era giunto il momento di contattare il Controllo Missione.
    Blu 1 a Controllo Missione. Quota raggiunta! Attendiamo ordini. Over!”
    Non ci saremmo mai aspettati di sentire la voce di McCoy in radio, che si sostituiva al Controllore di volo.
    Invece accadde proprio cosi. Con la solita flemma ci comunicò per radio:
    Bene sezione Blu, missione compiuta. RIENTRARE ALLA BASE!”

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    Rimanemmo di sasso!
    Blu 1 a Controllo Missione. Per favore ripetere! Over!”
    Indovinavo il ghigno di McCoy mentre ci confermava gli ordini:
    Controllo Missione a sezione Blu, Confermo, missione compiuta. RIENTRARE ALLA BASE!”

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    Accennai una smorfia, ma replicai: “Copy that, Controllo! Rientriamo!”.
    Blanchard con tono scettico mi richiamò:
    Blu Leader! Ho sentito bene? Ha detto RIENTRARE?”
    Anche io ancora perplesso gli risposi
    Blu Leader a Blu 2. Hai proprio sentito bene! Ha detto RIENTRARE! Rotta di rientro 330… Viro a sinistra. Ora!”

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    Con una elegante Schneider, virando sulla punta delle ali, portammo i due splendidi apparecchi in direzione di rientro.
    Atterrammo poco dopo, sfiancati e sudati.
    Ci dirigemmo verso gli spogliatoi per toglierci gli indumenti bagnati di sudore, sotto l’occhio divertito del personale di terra.

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    A sorpresa entrò anche il capo, e con tono sarcastico disse:
    Gentlemen, avete visto che non è cosi facile come vi aspettavate?”
    Gli risposi d’impulso, ancora indispettito dalla missione abortita:
    Beh signore! In fondo si è trattato di un solo minuto!”
    In altre circostanze, sarebbe bastata una tale risposta per far perdere le staffe ad un qualsiasi Comandante.
    Ma Mc Coy era effettivamente speciale e sapeva come trattare gli uomini.
    La sua replica fu degna della sua fama:

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    No, Ragazzi, questa volta la posta in gioco è alta. Non ci è ancora chiara la portata della minaccia che dovremo affrontare, ma potrebbe avere conseguenze devastanti per la nostra nazione.
    Se voi perdete un solo minuto nell’eseguire il vostro compito, i velivoli che dovrete fermare si troveranno 10 chilometri oltre la vostra posizione e voi non avrete più la possibilità di fermarli prima che il loro carico mortale piombi in mezzo alla nostra gente, alle nostre famiglie, ai nostri figli.
    Un solo minuto, e molti innocenti saranno perduti… un solo minuto e uomini, donne e bambini non avranno più nessun futuro… un solo minuto…
    Restammo in un imbarazzato silenzio, annuendo. Ora cominciavamo a capire…
    Presi la parola: “Capisco Signore, mi scusi, ora comprendo. Non accadrà più che quel minuto vada perso. Ha la mia parola!
    Mc Coy annuì, evidentemente soddisfatto di aver colpito nel segno: “Va bene ragazzi. C’è un mucchio di gente che ha bisogno del nostro aiuto. Sono certo che non li deluderemo…
    Puo contarci Signore!”. Salutammo formalmente e Mc Coy uscì lasciandoci soli con i nostri pensieri ed i nostri fantasmi.
    Cosi si concluse la nostra prima missione con lo Squadron No 91, che, tutto sommato, non fu uno sfacelo, anzi fu una grande lezione di volo e di vita.
    Da quel momento, eravamo più consapevoli di non combattere più solo per noi stessi, per le vittorie e le croci da dipingere sulla fusoliera.
    Da quel momento, anche noi eravamo parte della “Sottile Linea Azzurra”, l’ultimo baluardo in grado di proteggere la vita dei nostri cari.
    Il tono scanzonato ed irresponsabile con cui avevamo preso la nostra guerra privata, fino a quel momento, sarebbe ormai finito per sempre…

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    (Fine prima parte)


    Idea e Soggetto: Punch

    Rielaborazione stilistica e grafica: Cipson
    Ultima modifica: 2 Novembre 2010
  4. 6S.GreyHowl

    6S.GreyHowl Pilota del 6° Stormo

    Bello, dai dai vogliamo il secondo episodio.
  5. 6S.Anton

    6S.Anton Personale a terra

    Wow, molto bello!! Storico e anche tecnico. complimenti
    Punch e Cipson colpiscono ancora!
    Aspetto la seconda parte, mi raccomando.
    Anton
  6. 6S.Cipson

    6S.Cipson Active Member

    Ah ah Prima il tuo: "Le Jour se lève"...
  7. 6S.Robby

    6S.Robby Mordicchio Pilota 313° F.T.V. Pilota del 6° Stormo

    figata!!! dai muovetevi a postare il seguito che non voglio attendere

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