Lettere dal fronte

Discussione in 'I Diari del Sesto' iniziata da Sala Stampa, 7 Dicembre 2009.

  1. Sala Stampa

    Sala Stampa Guest

     

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    Carissimo Leonardo,


    Aspettiamo con ansia il tuo ritorno in squadriglia, spero che le tue ferite guariscano presto, perché da quando te ne sei andato le cose sono decisamente cambiate, sicuramente saprai dei continui bombardamenti alleati, sono sempre sulle nostre teste.

    Ci martellano l’umore ma: “Boia chi molla!”.
    Abbiamo spostato più volte il nostro campo, ci siamo ritirati dall’ultima linea di difesa.
    I tedeschi ci riforniscono di aerei e materiale ma, ultimamente anche loro sono in difficoltà, lo stesso Duce non è più il condottiero di un tempo, gli Italiani si combattono tra loro su in montagna ed hanno perso quello spirito nazionalistico che questa povera repubblica di Salò forse riesce ancora ad incarnare.
    Desidero che tutto finisca, ma voglio continuare a volare, perché come tu sai, solo là nel cielo, noi aviatori, siamo liberi.
    In realtà spero solo che il tuo ritorno faccia tornare tutto come prima.

    Ricordi quando volevamo assieme? Compagni inseparabili?

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    Forse quel tempo, ormai lontano, non tornerà a farci visita.
    Le facce dei tuoi compagni sono cambiate e decisamente ringiovanite, nell’ultimo periodo.
    Si sono uniti a noi nuovi avieri, appena usciti dall’accademia, hanno dai 18 ai 20 anni, sbarbati, forti, spavaldi, ma inesperti (non di certo diavolacci come noi).
    Non riesco a ricordare le loro facce, ogni giorno cambiano.
    Noi “giovani Diavoli Rossi” siamo in avanzato addestramento con i nostri nuovissimi Bf-109 Gustav.
    Anzi, il periodo di addestramento risulta ormai finito, visto che siamo già entrati in combattimento con queste super macchine.

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    Non è stato facile per nessuno di noi, piloti di Macchi, abituarsi al 109G, aeroplano con caratteristiche tecniche molto lontane dai nostri caccia, senza che qualcuno ci desse qualche istruzione sul suo corretto impiego.
    È stato come dirci: «Giovanotti, qui avete la nuove macchine da combattimento regalate da Hitler, adesso arrangiatevi e buona fortuna!».
    Nessun pilota è stato inviato per assisterci.
    Ci siamo arrangiati all'italiana e, purtroppo, la percentuale delle “scassate” è stata elevata, soprattutto per due forti differenze costruttive:
    La prima è costituita dal movimento invertito della manetta del motore, la seconda è data dal sistema dei freni, non più ad aria compressa col pistoncino sull'estremità della cloche a portata del pollice, ma con un particolare movimento a staffa nella pedaliera.
    Inoltre la potenza del motore DB-605 da 1.475 cavalli è impressionante, questo aereo è capace di superare i 650 km/h.
    Ci pensi se avessimo volato su questi aerei nel ’40?

    Favolosi ma difficilmente ammaestrabili.

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    Il due di questo mese siamo entrati in azione, è stata proprio una liberazione.
    Erano le 14.30, sotto un sole cocente, dentro l'abitacolo col solo il tettuccio aperto, pronti all'immediato decollo, sguardo fisso sulla pista,.
    I motoristi, accovacciati sull'ala del mio Gustav, vicino alla manovella, pronti all'avviamento del motore.
    Via radio ci comunicano la presenza di numerosi bombardieri in avvicinamento con nutrita scorta di caccia.
    "Finalmente ci siamo!".

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    Decolliamo e saliamo in direzione della costa, ma il comandante Vicentini è costretto a rientrare per dei guasti tecnici, mi affida il comando della squadriglia e si allontana tra le nuvole con un gregario di scorta.

    Successivamente apprenderemo che del comandante Vicentini è stata persa ogni traccia, non è rientrato alla base e nessuno l’ha più visto, nessun rapporto ufficiale; chi sa che fine ha fatto?
    Nemmeno il tempo di guardarmi attorno, che avvistiamo uno sciame di aerei ad ore 3.

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    Ti dirò la verità non sono riuscito a contarli, ero preso dalla mia parte di comandante, rassicuravo i nuovi avieri e caricavo gli altri via radio.
    Subito dopo, entriamo senza volerlo nella gran giostra.
    Ogni pilota è impegnato in "singolar tenzone" contro forze soverchianti, corro a pulire la coda dei miei compagni, fino a quando riesco ad inquadrare la sagoma di un P-51, che si impenna per sottrarsi ai colpi di un mio pilota.
    Punto verso di lui e apro il fuoco con il cannoncino da 20 millimetri.

    Rimango sorpreso del notevole rinculo provocato dall’arma, l’abitacolo trema tutto e, davanti a me, il P-51 esplode senza preavviso, in una nuvola di carburante e rottami.
    Gli passo attraverso, per fortuna senza riportare danni e, individuato un nuovo nemico, scendo in picchiata fino a raggiungere i 600 Km all'ora, mi accodo velocemente e sparo una breve raffica che manda in frantumi l’aereo nemico.

    Probabilmente, lo sciagurato aveva dimenticato di sganciare i serbatoi.
    Due palle di fuoco in meno di due minuti, l’eccitazione via radio è altissima, tutti esultano, ci rendiamo conto di avere delle armi eccezionali tra le mani.
    Nemmeno il tempo di rallegrarsi che, via radio, sentiamo il disperato urlo del "Bepi", uno dei nuovi, è stato colpito, lo richiamo via radio, nessuna risposta, vedo solo il suo aereo fumare e scendere in vite.
    Continuo a rincorrere aerei nemici; un secondo cadetto cade, molto più in basso di noi; due P-51 l’hanno seguito nella sua sfortunata picchiata, nella quale cercava la salvezza.

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    Sono comandante da meno di un’ora e ho già perso due compagni.
    La responsabilità affidatami dal nostro comandante comincia a pesare come un macigno.
    Intanto, il vecchio Marco, pervaso da un fuoco divino, abbatte altri 2 aerei, inseguendoli nella loro caduta senza fine; sono costretto a richiamarlo ufficialmente via radio.
    Come sai benissimo anche tu, gli eccessi in ogni caso vanno attenuati, prima che risultino pericolosi.
    Ci raggruppiamo, la missione non è finita, i bombardieri non possono essere lontani e sono quelli la nostra vera missione.
    La mia squadra ha già perso due velivoli e sicuramente non abbiamo più la forza di fermare un gruppo di B-17.
    Ma gli ordini sono chiari: "Intercettare i bombardieri!".
    Prendo Marco come gregario e ci apriamo a ventaglio per aumentare il raggio di visuale.
    Poco dopo, alle nostre spalle, vediamo i chiari traccianti e le esplosioni della contraerea.
    Ordino a tutti l’ingaggio, sono B-17, fortezze volanti, le mastodontiche fortezze volanti.

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    Marco ed io facciamo un primo passaggio in picchiata su un bombardiere nemico, ma la necessità di virare per non finirgli addosso mi impedisce di constatare gli effetti della mia azione.
    Per evitarlo, ho dato uno strattone, di quelli che provocano i "baffi di condensazione" alle estremità delle ali.
    Solo in quel momento mi sono reso conto delle maestose e imponenti dimensioni di quei bombardieri; sono giganteschi, e sparano proiettili micidiali da tutti i lati.

    Per sopravvivere, la nostra unica carta è la velocità.
    Risaliamo e puntiamo alla torretta ventrale del capo formazione.

    Marco infila alcuni colpi a segno; un filo di fumo si stacca dal bombardiere.
    Gli altri picchiano dietro di noi ed attaccano a loro volta gli aerei sui lati della formazione avversaria.
    Sto seguendo l'azione da vicino quando un esplosione scuote il mio aereo.

    Mi giro da tutte le parti per vedere se sono stato colpito.

    Sulla mia destra, vedo un’enorme palla di fuoco, un bombardiere in fiamme si inclina verso destra e precipita sulla formazione affiancata, trascinando con se altri due bombardieri.

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    La scena è da inferno dantesco.

    Una colonna di fuoco lunga un centinaio di metri divora uomini e macchine, mentre sprofondano nell'abisso sottostante.

    Sono ipnotizzato dalla visione.
    Ma è solo un attimo, mi riprendo, tutti urlano in radio, mentre faccio continuare l’attacco.
    Nella concitazione, riusciamo ad abbattere un altro gigante, altri tre fumano nero.

    Siamo a corto di munizioni, richiamo tutti per tornare a casa.
    "Marco dov’è? Era al mio fianco, fino a poco fa!".
    Mi giro a destra e sinistra con affanno, poi un flashback:"Quell’esplosione sul bombardiere… era Marco che si è schiantato!".

    Il sangue mi si raggela nelle vene, la mente si abbandona, ho ricordato quando volavamo assieme,gregari inseparabili nei celi d’Africa.

    Si, ho immaginato di volare con te, carissimo Leonardo.
    Spero che questo si avveri al più presto.

    I richiami via radio mi riportano alla realtà.
    Il ritorno al campo è senza storia.

    Sceso dal mio aereo, prima di togliermi la tuta da volo, e ancora prima di far rapporto ai superiori, sono corso a scriverti questa lettera.



    Un caloroso saluto, Franz

     

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  2. 6S.Cipson

    6S.Cipson Active Member

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    La redazione annuncia la pubblicazione per I Diari del 6° dello splendido racconto di Franz:

    "Lettere dal Fronte"

    Leggetelo, o rileggetelo, nel formato definitivo

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    Ultima modifica: 7 Dicembre 2009

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