LE JOUR SE LEVE di Anton

Discussione in 'I Diari del Sesto' iniziata da 6S.Cipson, 28 Agosto 2011.

  1. 6S.Cipson

    6S.Cipson Active Member

    Le jour se lève (*)
    (Seow Channel 11 - France Misty Morning)

    "Per arrivare all’alba non c’é altra via che la notte"
    Kahlil Gibran

    "Puoi svegliarti anche molto presto all’alba, ma il tuo destino si è svegliato mezz’ora prima di te"
    Detto africano


    Mélun-Villaroche Airfield, 15th June 1942

    Kampfgeswader 30 (KG 30) III Gruppe,
    GeswaderKommodore R. Cipson
    GruppenKommandeur Major Werner Baumbach

    Il gruppo ha da poco raggiunto la nuova base di Villaroche con i suoi Junkers JU 88.

    Ore 04:00
    Sulla taxi Ovest, leggermente isolate dal gruppo degli Ju88, spiccano le sagome filanti, ancora nere nella notte fiocamente illuminata dalla luna velata di nubi, di due BF110E.
    Sono sdraiato sulla branda con gli occhi aperti.
    Parigi, la Ville Lumière, come in un film;

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    Sì, così era per me: non l’avevo mai vista, se non in qualche famoso film, come “Sotto i tetti di Parigi” (**) . Adesso ero qui a pochi chilometri, potevo andarci nel tempo libero, pur poco che fosse. La vivevo come in un sogno.
    Se l’odore della guerra, il terribile, nauseabondo odore di polvere, sangue e metallo rovente ormai si faceva sentire anche qui, immagini spensierate, primaverili e gioiose, mi accompagnavano ugualmente per le vie della città, nei bistrot, negli occhi sfuggenti delle ragazze che timidamente si rifugiavano dietro i portoni.

    Ore 04:30

    I pensieri si dipanano sull’orologio della baracca, come in una dissolvenza incrociata, dal sogno alla realtà presente, è ancora buio fuori e stanotte non riesco a dormire.
    "Anton, ma che ci fanno, secondo te, quei due 110 qui da noi?"

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    E’ la voce di Tamat, anche lui già sveglio nella tensione dell’imminente operazione con i FW 190, per l’occasione trasferiti da Berk Sur Mer, l’abituale base del 6°, allo scopo di scortare i bombardieri nella loro missione.
    "Non so" rispondo stancamente "qua ogni giorno c’è una novità".
    "Già, è vero" sbadiglia Tam.
    "Ormai gli alti papaveri non sanno più cosa inventarsi, e noi qui a ballare per i cieli, da una base all’altra, da una missione all’altra, a vedere i nostri compagni morire".
    "Mmh . . . beh, vado a prepararmi, ormai non si dorme ed è quasi l’ora".
    Tam si avvia alla porta, ma, prima che lo faccia lui, la porta si spalanca ed entra Aquila, del 22°GCT, già di bel punto equipaggiato, come se fosse rimasto sulla pista dalla missione di ieri sera.
    Ormai conosco bene Aquila, ottimo pilota e bombardiere, anche se non è del nostro stormo ci incontriamo spesso nei cieli della Manica e capitano spesso anche missioni congiunte; sa guidare il gruppo con la calma e la precisione che gli vengono dall’esperienza: quando voliamo insieme è lui, superiore in grado, la mia guida.
    Inoltre si può dire che una sorta di tacito legame ci accomuni, quasi un’amicizia; quaggiù è difficile stringerne; spesso i piloti vanno e non tornano, ne arrivavano di nuovi continuamente.
    "I due BF110E parcheggiati là sono nostri, Anton" dice, lanciando un’occhiata verso la finestra, in direzione della taxi "Herr Baumbach… " e qui il suo tono si fa smaccatamente sarcastico mentre si impettisce col sopracciglio alzato a guisa di nobile decaduto "…vuole che andiamo ad augurare il buongiorno a Churchill direttamente a casa sua, magari svegliandolo con un paio di pillole sui Docks!".
    Sorridono, ma io mi sono lievemente irrigidito in temibili ricordi. Aquila se ne accorge:
    "Qualcosa non va?"
    "No… non so… è che … " farfuglio "… credo di avere una specie di “sindrome da incubo Baumbach”".
    Ci ridiamo sopra; ma si ricorda anche lui di quella volta del radar di Hastings con l’amico Grey; non l’avevamo presa tanto bene.
    "Stavolta non sarà così!". Mi tranquillizza sorridendo.
    Presi gli equipaggiamenti, usciamo tutti dalla baracca, in direzione degli aerei assegnatici.

    Ore 05:00
    Stiamo camminando sull’erba ancora umida, affardellati dal nostro equipaggiamento, ci muoviamo come in un film al rallentatore.
    I mitraglieri sono già accanto ai nostri due BF110, il mio si chiama Hans, mi comunica concisamente.
    “Ma non era un autista? Mah … “
    I meccanici hanno acceso i motori.
    Il tempo sembra arrestarsi a quest’ora, in cui le prime luci del giorno appena si percepiscono all’orizzonte, una sottile linea chiara separa le due masse scure: terra e cielo, notte e giorno.
    Le nostre menti, ancora aggrappate a inconsci pensieri notturni, percepiscono rumori ovattati, movimenti rappresi .
    … fftum … fftum … fftum …
    I rotori baluginano lampi fiochi; mi vedo di spalle al centro della scena, vedo tutto quasi senza muovermi in un colpo d’occhio, la volta celeste e tutto il campo di volo, personale indaffarato, ci muoviamo verso gli aerei.
    Improvvisamente il tempo accelera e balzo già nell’abitacolo.
    Pressione, interfono, flaps, impennaggi, luci … controlliamo meccanicamente.
    Abbiamo l’autorizzazione al decollo.
    "Aquila muove … ".
    Mi giro, il mio mitragliere fa il cenno che tutto è a posto.
    "Aquila in volo"
    "Anton, muove… Anton in volo"
    Saliamo nella notte, verso le stelle appena velate.

    Ore 05:30 – Canale della Manica
    150 metri … 120 … 80 … 40, giù , fuori dalla portata dei radar, verso la paurosa massa scura dai lievi riflessi opachi che ci corre incontro e ci sfreccia sotto.
    L’ombra filante, appena percettibile, poco avanti a me, è l’aereo di Aquila, la mia guida.
    Le sue parole calme mi rinfrancano; per nessuno è facile, in una notte ancora poco illuminata, volare così bassi sul mare.
    Ti senti più sicuro quando ti conducono, ma anche tu hai un dovere verso la tua guida: puoi dover rischiare la tua vita per quella dell’amico.
    La mente corre nella notte sul mare nero.

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    Il sole abbacinante riempiva i nostri occhi ridenti , il mare di spighe dorate ci corre incontro e sfila sotto le nostre braccia aperte come ali.
    Una macchia buia … Anton … mi avvicinavo troppo … Una voce: Anton … E’ buia, ma continuavo a volare inebriato.
    Friedrich improvvisamente davanti a me, fermo. S’impunta e mi risospinge indietro, ma lui scompare cadendo. Resto attonito a guardare il buio fondo come la notte.
    "Anton … - è la voce di Aquila che m riscuote – ti stai abbassando troppo!"
    30 metri … 15 … 10 … "Der Teuffel ! "

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    Strattono violentemente la cloche verso di me e il docile BF-110 risponde immediatamente, scricchiolando, balza il muso verso l’alto.
    50 metri… 80 … 95 … impreco di nuovo, butto giù la cloche e … giù ancora.
    Finalmente livello a 35 metri.
    Mi giro vincendo una certa apprensione; anche Hans si è girato e … mi guarda!
    Abbozzo un sorrisetto rapido, che nel mio intento vorrebbe essere rassicurante, e mi rigiro immediatamente.

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    La benevola educazione che mi è stata affettuosamente impartita sin da giovane unitamente ad un innato pudore mi impediscono, in questo momento, di riportare i pensieri e le parole suggeritemi da quello sguardo.

    Ore 06:00
    Siamo penetrati sul territorio inglese e ci dirigiamo verso l’obiettivo seguendo il corso del Tamigi, mentre il giorno si affaccia meno timidamente all’orizzonte striando di riflessi dorati le pacate acque del fiume, luccichii lampeggiano attraverso il leggero velo di nebbia che sfilacciamo nello sfrecciare a volo radente, ancora nell’ombra.
    "Anton, ci siamo … guarda là!"
    Londra si apre immensa davanti ai nostri occhi ancora addormentata o forse appena desta dall’allarme che noi sicuramente provochiamo, il grigiore uniforme dell’interland comincia a venarsi di rosa sfumato dalla foschia mattutina che lo ricopre.
    Il giorno avanza più deciso.
    Ci buttiamo nel cuore del nemico a tutta velocità attraverso la sua arteria principale.
    Una curva, un ansa, piano, appaiati ... ancora svegli?… "Guarda!"… Il tempo si ferma quasi in un inverosimile carrellata al rallentatore. Westminster, il Big Ben … pazzesco … oro e bruno, rosso e azzurro ci abbagliano mentre ondeggiamo in un atmosfera irreale sulle acque dai riflessi corruschi .
    Alcune persone dalle sponde ci additano, sembrano ferme, forse non capiscono neppure che siamo nemici: Londra colta di sorpresa, all’alba, ignara.
    I primi batuffoli scuri di flak nella nostra immaginazione sembrano quasi decorare la scena.

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    Non ci rendiamo conto forse?
    Una virata lenta, interminabile, togliamo appena lo sguardo dal Parlamento ed ecco il Tower’s Bridge, ci alziamo come in un onda, su e giù, lo superiamo, imponente, irremovibile.

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    Piombiamo sui Royal Docks.
    La voce di Aquila a malincuore riporta il tempo alla sua dimensione naturale:
    "Obiettivi a ore 11. Reazione contraerea scarsa"
    Non perdiamo tempo, puntiamo direttamente sugli enormi serbatoi di “fuel” e sulle fabbriche circostanti.
    "Bomben loss !" Riportano striduli gli auricolari, mentre avvertiamo gli scatti dei meccanismi di sgancio delle bombe. Gli aerei, alleggeriti, balzano verso l’alto.
    Le detonazioni alle nostre spalle illuminano, in un lampo, il cruscotto di bagliori giallastri.
    Irrompe Aquila: "Obiettivi centrati, adesso via per 235, verso casa"
    In leggera virata scorgo l’enorme nube scura di fumo che si leva dai Docks, alla cui base lampeggiano gigantesche lingue di fuoco.

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    Mi volto ancor più verso Hans; è girato anche lui e . . . stavolta posso dirlo: un sorriso entusiasta gli taglia la faccia da orecchio a orecchio!
    Anch’io provo le stesse emozioni ma non c’è tempo per i complimenti.
    Mi concentro sui comandi: adesso andiamo a casa!

    Ore 06:20
    In breve superiamo la costa e poco dopo, di nuovo sulla Manica, ma qualche guaio è in agguato: “troppo facile”, pensavo giusto, certamente la caccia è stata sguinzagliata dagli aeroporti adiacenti.
    "Bogey ore 10, sicuramente bandit". Urla Aquila nell’interfono.
    “Ore 10 ? Strano…” penso. Mi aspettavo un inseguimento.
    Probabilmente uno Spit isolato in rientro da una missione notturna.


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    Comunque sia: si balla.
    Infatti il nemico appena è sopra di noi, più alto , vira per piombarci addosso.
    Il mio mitragliere si prepara, aspetta il momento opportuno per fare fuoco, ma inaspettatamente, lo Spit resta alto sopra di noi, sembra voler puntare su Aquila davanti a noi, che forse non se l’aspetta.
    "Anton è sopra di te, attento!" sta dicendo infatti.
    Istintivamente tiro la cloche verso di me, Hans capirà, frapponendomi tra il nemico e il mio leader; intanto il mitragliere si trova il nemico in linea, proprio nel mirino e spara.

    Ma anche lo Spit ha già aperto il fuoco, forse diretto oltre di noi.
    Hans non fa in tempo ad esultare che pezzi di perspex, metallo e schegge, odore di polvere bruciata si scatenano per tutto l’abitacolo; un motore prende fuoco . . mi butto in picchiata, si spegne.

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    Un dolore lancinante mi infuoca la spalla destra, raccolgo le forze, livello e ordino a Hans di lanciarsi, ormai siamo al limite.
    Ancora il tempo rallenta . . . sembra fermarsi … ma perché ? Cosa significa? Ci sono momenti in cui forse viviamo di più? In cui, anche se in parte, siamo esattamente informati del tutto?
    La massa di mare corre contro di me, così vicina sembra ancora scura, buia.
    La scena si fissa su quel fazzoletto bianco che si apre, sospeso nel cielo turchino . . . una voce, ancora: "Anton … lanciati … Anton… my day … my day", Aquila grida per me.
    Un tonfo … la luce torna ad affievolirsi, rimpicciolisce, affondo, sento uno strattone, il giubbotto che si gonfia automaticamente, ma vado ancora giù, le tenebre come acqua gelida si stringono intorno a me.
    Sarà il mio destino?
    Non è ancora finita questa notte!

    25 Giugno 1942
    Ore 08:30
    Berk Sur Mer Airfield. Base del 6° Stormo.

    E’ giorno finalmente e dalla finestra entra uno sfolgorante sole estivo, ma l’aria è ancora fresca a quest’ora. La spalla mi duole ancora un po’, ma sto bene.
    Sono stato fortunato: il giubbotto mi ha strappato fuori dall’abitacolo proprio mentre svenivo;
    Aquila aveva dato le coordinate e il mio fido mitragliere Hans, che galleggiava poco distante, ha lanciato un bel razzo di segnalazione all’arrivo dell’Heinkel 59 idro di soccorso.

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    A ripensarci adesso, questa storia mi sembra un film.
    Qui, lontano da casa, dai nostri affetti, dalle nostre consuetudini, appesi a un destino incerto dobbiamo spesso fermare il tempo e vivere… vivere di più.
    Chissà se a Vron, qui vicino, c’è ancora quella locanda … come si chiamava?

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    Vedo gli amici del Sesto rientrare dall’ennesima missione, qualcuno esulta, altri descrivono con le mani un inseguimento, probabilmente un abbattimento; ci sarà festa questa sera.

    Le Clos du Moulin, mi ricordo, come sarà adesso? E Lei… ci sarà ancora … ?

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    Penso: ogni minuto va vissuto, sempre, ed io mi porto ancora negli occhi quel fluttuare dei nostri due aerei sul Tamigi nelle luci scintillanti del mattino di fronte al Big Bang e al Tower Bridge: che immagine e che storia!

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    Saluto dalla finestra gli amici, so che mi capiranno, se per questa sera non sarò dei loro al Cafè de Berk.

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    Anton

    ...

    (Continua)
    Ultima modifica: 29 Agosto 2011
  2. 6S.Cipson

    6S.Cipson Active Member

    (Segue)
    ...
    ____________________________
    Note:
    (*) Famoso film francese del 1939, corrente del realismo poetico, interpretato da Jean Gabin più noto in Italia col titolo di “Alba tragica”.
    (* *) 1930, primo film sonoro di René Clair; titolo tedesco “Unter den Dachern von Paris”: ha avuto maggiore successo in Germania e in altre nazioni che in patria.

    Post Scriptum
    Mi si perdoni qualche imprecisione storica.
    In effetti il Kampfgeschwader 30, effettivamente comandato dal Major Werner Baumbach, ebbe base a Villaroche, solo che non arrivò in Giugno, ma più tardi: tra Settembre e Novembre.
    A me però serviva in Giugno.
    Il pilota e il mitragliere del BF110 in realtà dovevano essere molto affiatati, mentre nel racconto il mio mitragliere Hans è, in un certo senso, nuovo, data anche la situazione.
    Ah, se ci fosse stato Grey!
    Infine, mi perdonerà Robby l’atto di eroismo?
    So che lui, freddo asso, è molto critico con le … sviolinate …


    Pensavate che morissi, Eh?... Beh, Sarà per un’altra volta!


    Anton


    Grafica: Cipson
    Ultima modifica: 29 Agosto 2011
  3. 6S.GreyHowl

    6S.GreyHowl Pilota del 6° Stormo

    Ricordo bene quella serata.....Anton sei un mito ! Un racconto bellissimo, complimenti.

    Grey
  4. 6S.Duke

    6S.Duke Personale a terra

    Gran bel racconto Anton! Letto tutto d'un fiato! :smile:
    Ma ho una piccola correzione da fare... nel racconto avete scritto Big Bang per indircare il campanile di Palazzo Westminister caratteristico di Londra... il vero nome è Big Ben :smile:
  5. 6S.Cipson

    6S.Cipson Active Member

    Ah ah Refuso corretto. :hail:Bravo Duke sempre attento. Per il prossimo libro ti assumo come revisore ufficiale... :))


    Come vi dicevo, per capirlo tutto, bisogna leggere l'altro spiritoso racconto breve di Anton: "Ma dove diavolo è finito il Sgt Anton?" , sempre nei Diari...:tongue:

    http://www.diavolirossi.net/lo-storm...n.html?lang=it
    Ultima modifica: 29 Agosto 2011
  6. 6S.Duke

    6S.Duke Personale a terra

    Ahah, volentieri :)
    Troppo bello il primo racconto... bravo Anton! Maaaa.... la tua donna lo sa che fantastichi sulle bionde? :D
  7. 6S.Cipson

    6S.Cipson Active Member

    Ah ah D'altronde Duke, quale aviatore non ha la sua pin-up preferita?

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  8. 6S.Carmine

    6S.Carmine Pilota del 6° Stormo

    "La benevola educazione che mi è stata affettuosamente impartita sin da giovane unitamente ad un innato pudore mi impediscono, in questo momento, di riportare i pensieri e le parole suggeritemi da quello sguardo."

    Si capisce che è Anton... LOL! :heh:
  9. 6S.Robby

    6S.Robby Mordicchio Pilota 313° F.T.V. Pilota del 6° Stormo

    Bella storia Anton, speriamo di leggerne altre al più presto :)
  10. 6S.Anton

    6S.Anton Personale a terra

    Grazie ragazzi... Era qualche giorno che ero assente dal forum e Cipson...
    Grazie per la rielaborazione, perfetta!

    Mia moglie lo sa, l'ha letto anche lei, ma ... senza le "pin-up" di Cip :heh:
    Ognuno ha i suoi segreti.
    Per Carmine: la benevola educazione... ... mi impediscono... :heh:

    Grazie ancora
    Anton

    P.s. il precedente racconto di riferimento per la precisione sarebbe "Missione nella missione" e non "Dov'é finito il SgtAnton"
    anche se sono un po' tutti collegati.
    Ultima modifica: 30 Agosto 2011
  11. 6S.Cipson

    6S.Cipson Active Member

    Eh si anche questo per la cronologia:
    http://www.diavolirossi.net/it/lo-s...ione-nella-missione-the-inside-operation.html

    Però la conclusione dell'ultimo racconto a Le Clos du Moulin non si capisce senza "Ma dove diavolo è finito il Sgt Anton?" :smile:

    Comunque :hail:bravo Anton hai sempre delle storie originali.


    A proposito, vi ricordate la "surreale" :

    ______________ . ______________
    Cartoline dall'Aldilà

    I Diari del Sesto
    Mercoledì 24 Giugno 2009 Scritto da 6S.Anton

    [HR][/HR] Mi consentite di dare voce per una volta a un morto? Un'ultima volta, poi tacerà per sempre!
    Sì! Ho sbagliato!
    E' stato un tragico errore, ma voi sapete cos'é la vita dei bombers: lì fermi sull'obiettivo appesi a un filo di fortuna tra i fiocchi della contraerea e le picchiate dei caccia nemici.
    A volte ti dicono "jinka", levati e vai su e giù, ma quando sei sull'obiettivo, devi sganciare la bomba, o il siluro o fare le foto, allora non puoi muoverti e stai lì fermo col cuore sospeso e la tua coscienza che ti dice: devi farcela!
    Eppure in quei momenti terribili incredibilmente trovi un lampo di tempo per pensare ai tuoi cari, agli amici a terra al tuo equipaggio, anche loro amici di tante avventure, che devi riportare a casa.
    Non é facile; non è facile prendere sempre la decisione più giusta; così ho sbagliato, ho voluto tornare indietro perché ero l'ultimo rimasto; volevo fare ancora due foto, per dare più informazioni, informazioni che avrebbero consentito a nostri di fare misioni più sicure, magari di poter vincere quel nemico sempre più forte che ci uccide, senza morire noi stessi, e così sono sceso di quota e ho sbagliato.
    La guerra, da qualunque parte stai, é una sporca faccenda, é una giostra che gira: stavolta é toccata a me.
    A volte ti prende quella voglia di voler fare l'eroe, di poter tornare e dire: "Ho fatto una missione di cui parleranno!".
    Quella voglia che a volte ti uccide.

    Qui, ora, é tutto quiete.

    Non mi pento di quello che ho fatto; non sempre capisci qual'é la giusta causa, ma quando ci sei dentro devi essere leale a andare fino in fondo.
    Qui, ora, ritrovo vecchi amici che non vedevo da tempo, sono in buona compagnia.



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  12. 6S.Duke

    6S.Duke Personale a terra

    Bellissima quest'ultima! :) Grande Anton!

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