Sunday, 08 November 2009 21:04
RABARBARO

Aprile del '45. La fine della guerra sembra ormai imminente.
La Germania è stritolata da un'enorme tenaglia di cui noi, in Italia, rappresentiamo il fulcro.
La linea Gotica è crollata da poco e le truppe alleate hanno raggiunto la Pianura Padana.
La roccaforte di Mussolini, che prende il nome di Repubblica Sociale Italiana, ormai un fantoccio in mano ai tedeschi, si sfalderà come neve al sole, non appena daremo una spallata più forte.
Anche noi "airmen" stiamo contribuendo, impedendo quanto più possibile i movimenti logistici del nemico, che sta subendo una serrata campagna aerea concentrata sulle vie di comunicazione.
Nulla che si muova su una strada o linea ferrata è ormai al sicuro, almeno di giorno.
I colleghi dell'"Intelligence", con i quali stiamo scegliendo gli obiettivi, ci dicono che gli attacchi sulla logistica del nemico si sono rivelati più efficaci dei bombardamenti terroristici sulle città tedesche degli anni precedenti.
Attualmente la maggior parte dei tank e degli aerei tedeschi sono fermi per mancanza di carburante e pezzi di ricambio.
Mi chiedo se quei geni del Bomber Command non potevano pensarci prima, ad una tale idea.

Comunque, anche oggi si vola così, una "Rhubarb" in territorio nemico, una sweep a bassa quota, alla ricerca di tutto quello che si muove.
Partiamo da Foggia con una formazione mista di P-38, e P-47, protetti da due caccia di scorta P-51.

Sono fiducioso, guardo con ammirazione dieci tra i migliori aerei alleati sfilare imponenti uno dopo l'altro, armati fino ai denti, veloci e potenti; chi potrà fermarci?

Decolliamo rapidamente e facciamo rotta Nord superando il Po.
Mentre gli jabo si tengono a bassi, porto la scorta a 4000 metri per avere il massimo di controllo del cielo, anche a distanza.
Infatti nei pressi di Bologna, individuo una formazione di 4 aerei provenienti da Nord.
Valuto trattarsi di caccia nemici e manovro per mantenermi tra loro e i nostri cacciabombardieri, che nel frattempo avevano virato verso Milano in cerca dei bersagli al suolo.

La formazione di caccia avversari non si avvicina, manovrando per mantenere una C.A.P. su punto fisso.
Mi sposto verso Milano sempre mantenendomi tra i caccia nemici ed i nostri aerei.
A questo punto succede il disastro.
I nostri cacciabombardieri raggiungono Milano prima di quanto mi aspettassi e vengono attaccati pesantemente da un'altra formazione di aerei avversari.

Sento i loro richiami in cuffia, ma mi rendo conto con orrore che sono troppo distante e che avrei impiegato alcuni minuti per ricongiungermi.
I minuti in un combattimento aereo sono come le ore in una battaglia terrestre!
Do tutta manetta e porto l'aereo in picchiata, per aumentare al massimo la velocità.
Il mio gregario mi segue, incollato.
Nel frattempo, i nostri cacciabombardieri, appesantiti dalle bombe e dai razzi, privi di copertura aerea, vanno al massacro sotto i colpi precisi dei cacciatori dell'asse.

Prima i Tunderbolt, poi mezza sezione dei P-38, vengono spazzati via in pochi minuti.
Quando arrivo, non posso che osservare con rabbia le lunghe colonne di fumo nero, indicanti i punti in cui le carcasse dei nostri aerei finiscono di bruciare.
"Maledizione! Che errore!", sibilo tra i denti, serrando le mascelle.
Mentre mi dispero alla ricerca di eventuali sopravvissuti, sento il Sgt. Klark in cuffia che mi chiama.
Lo vedo arrivare con il suo gregario.
Chissà come ha fatto a sfuggire all'agguato.
Klark, l'invulnerabile.
Bene, forse possiamo fare ancora qualcosa.
Con il mio gregario, aiuto i due jabo ad effettuare la ricognizione del terreno attorno a Milano per scovare eventuali bersagli.
Per diversi minuti non troviamo niente di interessante e stavo già per cambiare il settore di ricerca quando, verso nord, noto una colonna di fumo.
L'avevo vista anche prima ma l'avevo confusa con i fumi degli aerei abbattuti.
Guardo meglio.
E' leggermente inclinata e si muove, avvicinandosi.
Un treno, un convoglio nemico!
Mi avvicino per controllare e, come sorvolo, vengo fatto oggetto di una forte reazione contraerea da parte di una coppia di torrette quadrinate montate sul treno.
Incasso alcuni colpi, ma non ci bado.
Chiamo Klark, confermandogli la presenza del convoglio ferroviario.
Mi assicuro intanto che non siano presenti i cacciatori nemici.
Il cielo è libero, per oggi i lupi hanno mangiato abbastanza... maledizione!
I P-38 arrivano in un attimo.

Argentati e veloci, sembrano squali in cerca di prede.
Klark ed il suo gregario hanno visto l'obbiettivo.
Non faccio in tempo nemmeno a dar loro indicazioni che sono già allineati e in assetto d'attacco.
Le vampate dei razzi non guidati indicano il rilascio del loro carico mortale.
La contraerea spara disperatamente cercando di fermare l'ineluttabile.
Ormai è tardi, alcune esplosioni scuotono il centro del treno che si ferma, emettendo una densa colonna di fumo.
Colpito! Il convoglio è spezzato in due.
Klark, l'imbattibile.
Alcuni vagoni deragliano dai binari e finiscono di bruciare sulla massicciata ferroviaria.
La motrice, ormai staccata dal resto del treno, fa ancora qualche centinaio di metri poi si ferma.
Immagino quei poveracci dei conduttori mentre saltano giù terrorizzati per buttarsi in mezzo ai campi in cerca di riparo, temendo il ritorno dei bombardieri.
Non infieriamo oltre e ci ritiriamo.
Il disastro, richiamerà presto attenzione e siamo troppo pochi per difenderci al meglio.
Sfiliamo Milano, dirigendosi a sud est.
La contraerea, alla periferia della città, ci degna della sua attenzione.
La snobbiamo tirando dritto, solo serpeggiando svogliatamente.
Ci siamo ormai abituati alla Flak e si sa, l'abitudine riduce l'attenzione.
Stavo giusto riflettendo su questo, quando un colpo più vicino degli altri fa sbandare il mio aereo.
Sorpreso, riprendo il controllo e mi guardo in giro per verificare eventuali danni.
I comandi sembrano funzionare e non vedo danni sulle superfici alari.
Mi contorco per controllare la parte posteriore quando sento Klark in radio che mi avvisa: "Hey Cip, perdi fumo".
Impreco ed eseguo un paio di "s" per guardarmi in coda.
Klark ha ragione, una striscia di fumo nerastro si dipana dal mio aereo.
Sicuramente gli ultimi colpi di flak, quelli a cui non davo importanza, hanno danneggiato il motore.
Riduco i giri, per ora il fedele Merlin non sembra avere problemi ma da li a poco potrei ritrovarmi nei guai seri.
Anche il P-38 di Klark perde fumo dal motore sinistro.
Di tornare a Foggia non se ne parla.
Mentre preparavo la missione avevo segnato come possibile alternato una pista prima di Piacenza.
Sembrava che me la sentissi.
Ci mettiamo in rotta.
E' a non più di dieci minuti di volo in direzione sud-est.
Scortiamo i due P-38 superstiti senza staccarci da loro.
Anche se il mio motore comincia a grattare sono determinato a riportare quei ragazzi a casa, a tutti i costi.
Il problema è che, con quel fumo che ci lasciamo dietro, siamo visibili da decine di miglia.
Per fortuna i cacciatori nemici sono impegnati da qualche altra parte e riusciamo a raggiungere l'aeroporto senza ulteriori problemi.
In pista vedo agitazione.
Il personale, peraltro preavvertito dalla radio, vede avvicinarsi una ben strana formazione di anatre zoppe, accompagnata da fumi e gorgoglii di motori in difficoltà.
Scendo con Klark mentre i due gregari, con gli aerei ancora in ordine, si mettono in copertura sopra il campo per preservarci da eventuali sorprese.
Da questo punto, la sequenza degli eventi non è chiara nei miei ricordi.
Solo alcuni flash si alternano, drammaticamente confusi.
Klark è davanti a me di un centinaio di metri e procede regolarmente la discesa.
Ha i flap estesi, il carrello è uscito correttamente, le ruote stanno toccando la pista.
Io poco dietro, spostato leggermente a destra eseguo la stessa manovra.
Mentre guardo il suo atterraggio un lampo proveniente dalla sua ala sinistra mi abbaglia e l'aereo di Klark sparisce in un esplosione.
Dalla nuvola di fuoco e fiamme il P-38 ne esce senza ala e motore sinistro seminando rottami ed impennaggi.
La fusoliera striscia il terreno trascinandosi il motore e l'ala destra ancora collegate.
Dopo un ultima vorticosa rotazione a sinistra, si ferma in mezzo alla pista.

L'aereo è fuori dal fuoco, ma dall'abitacolo, ancora chiuso, non viene nessun segno di vita.
"Klark! Klark! Maledizione rispondi! Klark", urlo in radio.
Nessuna risposta.
Nonostante l'agitazione, cerco di concentrarmi sul mio atterraggio, ormai sto toccando la pista.
Tolgo manetta e lascio che l'aereo stalli correttamente portando la barra progressivamente al ventre.
Mi sembra di scendere troppo.
La mia elica si accartoccia, il motore si ferma di colpo e la fusoliera tocca il terreno con un rumore infernale.
Batto malamente la testa sul montante sinistro.
Poi tutto è silenzio, interrotto solo dai cigolii del metallo che recupera le deformazioni.

"Ma che è successo? ...Il carrello!!!", nella confusione del momento non ho fatto scendere il carrello!
Come una recluta al suo primo volo.
Maledizione, ancora!
Mi scuoto.
Non c'è tempo per recriminare, Klark è ancora dentro il suo aereo.
Sgancio il tettuccio e lo apro con un grugnito di dolore e di rabbia.
Salto fuori; rimbalzando sull'ala sono a terra e mi metto a correre verso il P-38 distrutto.
La testa fa male. "Perché questo mondo non smette di girare?", impreco mentre mi sgancio il paracadute e butto via il casco.
La mano sinistra è sporca di sangue, mi sento la tempia inzuppata.
Mi sfilo il foulard dal collo e lo premo sulla ferita.
Intanto arrivo da Klark.
E' ancora dentro l'aereo e non si muove.
La testa reclinata da un lato.
Salgo sulla semiala destra e tento di aprire il tettuccio.
“Bloccato! E' bloccato!”
Arrivano alcuni avieri, hanno alcuni ferri con i quali forziamo la struttura.
Alla fine il tettuccio si sblocca, lo facciamo scorrere sulle guide e possiamo accedere all'abitacolo.
Klark, non dà segni di vita.
Gli sgancio il casco di volo e premo con le dita i lati della carotide.
Le pulsazioni sono deboli ma ci sono. E' vivo!
Con la massima cura, temendo pericolose lesioni, lo estraiamo dall'abitacolo.
Ci allontaniamo quanto più possibile dall'aereo e stendiamo il pilota sull'erba.
Intanto sento avvicinarsi i mezzi di soccorso, tra i quali anche un veicolo ambulanza.
Prima che gli infermieri si avvicinino, Klark apre gli occhi.
Dopo un momento di smarrimento riesce a mettere a fuoco la vista e mi vede.
La voce è un pò rauca, ma il suo vocione è inconfondibile: "Cippo! Che bello vederti! Ma che c...o è successo?".
Annerito dal fumo e con le sopracciglia bruciacchiate, il grande Klark sembra uno spaventapasseri, ma, mai come ora, mi fa piacere vederlo.
"Accidenti a te, bestione! Questa volta mi hai fatto prendere un bello spaghetto! Sembra che atterrare con razzi non partiti sotto le ali sia un'idea che non allunga la vita", faccio una breve pausa, " forse ti ha ceduto il carrello sinistro, l'ala si è abbassata e qualche razzo residuo ha fatto il resto. C'è mancato un pelo che ti trasformassi in luce e calore!".
Klark mi guarda con una espressione tra il dolorante ed il disgustato, poi grugnendo come un orso ferito si mette seduto.
Arrivano due infermieri che vorrebbero farlo accomodare in barella.
Lui li respinge, poi, come Sansone tra i Filistei, si erge in piedi.
Per un attimo barcolla, mi avvicino per sostenerlo:" Senti Klark, dovresti farti dare un'occhiata da questi signori, hai preso una bella botta questa volta".
La smorfia di disgusto è inequivocabile:
"Dottori...naa! Senti Cippo, ora ti dico io come si fa. Adesso mi porti allo spaccio più vicino e mi offri qualche litro del miglior torcibudella che troviamo... è l'unica medicina che io conosca".
Klark, l'immortale.
Mi mette un braccio al collo e pretende che lo aiuti ad arrivare al dispersal del campo.
Come se fosse facile per me portare in giro quella montagna di muscoli.
Ma non glielo posso negare.
Gli infermieri si fanno avanti per aiutarmi, li fermo con un diniego discreto del capo.
Così, barcollando come zombie, ci allontaniamo lungo la pista.
Più tardi, mentre al dispersal cerchiamo di affogare nell'alcool i nostri fantasmi, arriva il rapporto dell' intelligence.
Il convoglio era stato quasi completamente distrutto, però la locomotiva era scampata.
Delle due sezioni composte da 10 velivoli siamo rientrati solo in quattro, con due aerei soli in buone condizioni.
6 piloti perduti, morti o dispersi, in cambio di pugno di vagoni arrugginiti.
Chi lo avrebbe raccontato alle loro famiglie? Maledetta missione!
Ero ancora troppo lucido, allungo le mani sulla prima bottiglia d'alcool che incontro.
Ha un colore strano, la giro per leggere l'etichetta; era scritta a mano:
"Alcool, Rizoma di Rabarbaro. Profumo intenso dalla nota vegetale. Colore, Bruno scurissimo.”
Già, come quello del sangue rappreso..
Bevo, senza usare il bicchiere, direttamente dalla bottiglia....
_._
CIPSON





