Scatti dal fronte ...

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Citazioni

" Ho fatto esperienza ad ogni aereo nemico abbattuto, fino a riuscire a sparare con tranquillità; solo con l'esperienza il pilota può non lasciarsi andare al panico. Puoi volare anche mille missioni ma queste non servono a nulla se non hai la possibilità di combattere contro il nemico. "

John T. Godfrey, Pilota USAAF, 16.33 Vittorie


Il Drago

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I Diari del Sesto

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IL DRAGO

IL DRAGO

Austria, Gennaio del 1945.

Le nostre truppe erano ormai sfiancate dall'orrore della guerra e dalla folle idea di Hitler di rovesciare le sorti del conflitto.

Lentamente, ma inesorabilmente, tutta la Wermacht arretrava le sue linee verso Berlino, lasciando dietro di se solo morte e desolazione.

Gli ordini di spostamento erano arrivati anche sul mio tavolo. Dovetti abbandonare tutto, compreso il mio amato Dora. Salutai anche il mio comandante, che era stato richiamato a Berlino, per difendere lo spazio aereo della capitale dalle continue incursioni anglo-americane.

Nel dispaccio che mi fu consegnato mi era stato ordinato di arrivare a Klagenfurt, capitale della Carinzia. Partii immediatamente.

In Austria, il clima era rigido, il freddo pungente; l’unica nota di calore fu l’accoglienza degli abitanti del luogo, con i quali instaurai subito un rapporto amichevole.

Tra una birra e l'altra, mi raccontarono le loro vicende e la storia della cittĂ .


La leggenda fa risalire la fondazione di Klagenfurt al Medioevo, dopo che un giovane ragazzo aveva sconfitto un grande drago verde, sputafuoco, di nome Lindwurm.

Inoltre, si narra che, dopo la sua morte, se ce ne fosse stato bisogno, il drago sarebbe ritornato, con il cuore nobile questa volta, per proteggere la cittĂ  da gravi pericoli.

I racconti continuarono fino a che i fumi dell'alcool mi consentirono sufficiente luciditĂ  per ascoltare...

Il giorno dopo il mio arrivo, mi presentai subito al comandante della base, un ufficiale dall’atteggiamento cinico, ma dall'animo patriottico.

Dopo avermi mostrato il mio nuovo alloggio, piccolo ma accogliente, mi portò verso gli hangar per vedere il velivolo che mi era stato assegnato.

Avevo appena finito di pensare "ChissĂ  che carcassa mi toccherĂ ?", quando lo vidi...

Un Focke-Wulf Ta-152 nuovo di fabbrica, stava appoggiato sui suoi lunghi carrelli.

Snello ed elegante, simile al Dora, il Ta-152 era l'ultimo nato della generazione dei Focke Wulf 190.

Questo esemplare, tra l’altro era un esemplare fuori del comune, con motore Jumo Junkers 213 modificato ed un armamento micidiale costituito da due cannoncini MG151/20 ed un cannone Mk108 da 30 millimetri, inserito nell'asse dell'elica.

Comunque la caratteristica che risaltava agli occhi, era l'apertura alare di quasi di 15 metri.

Una macchina impressionante, costruita per contrastare i caccia alleati del calibro del Mustang e del Tempest.

Il comandante mal celò un sorriso, gustandosi la mia sorpresa, e si voltò verso di me chiedendomi con tono sardonico: "Saprà pilotare questo affare?"

Cercai di ricompormi, ma ne risultò solo un timido filo di voce: "Certo Signore!", e lui di nuovo: "Bene, allora questo aereo è suo. Cerchi di farsi onore e difendere al meglio questo caposaldo, primo perché lei è l'unico pilota che abbiamo qui capace di farlo volare, secondo perché questo è l'unico esemplare in Austria, e terzo... terzo perché il Barone Von Robben ci ha espressamente chiesto di consegnarlo a lei il prima possibile!"

Ebbene si, il mio precedente comandante non si era dimenticato di me!

GiĂ  nell'ultimo periodo del '44 mi aveva parlato di questo temibile caccia, ancor prima che uscisse dalla fabbrica.

Il comandante della base mi salutò formalmente ed io rimasi in compagnia della mia nuova macchina.

Girandogli intorno, ne accarezzai le linee filanti, provai la risposta delle superfici mobili, ne studiai i dettagli perfettamente integrati nella fusoliera.

Una meraviglia!.

Infine mi accomodai nell'abitacolo, una posizione magnifica, da cui controllare agevolmente il cielo intorno; la seduta reclinata all'indietro con le ginocchia alte, per resistere meglio alle forze centrifughe, perfettamente pressurizzato, per volare alle quote degli angeli.

Mi immaginai giĂ  in volo su questo impressionante destriero alato. "ChissĂ  che direbbero i compagni, se potessero vedermi ora.."

GiĂ , i compagni.... questa volta non c'erano.

Questa volta sarei stato solo e l'intera responsabilitĂ  della missione sarebbe gravata sulle mie spalle.

Poco tempo dopo, chino sulle carte, programmai una C.A.P. adeguata per intercettare ed ingaggiare gli aerei nemici entrati nel settore assegnatomi.

Diedi istruzioni al mio personale, che si era trasferito in Austria con me, di riempire a metà i serbatoi del carburante e di tenere l'aereo pronto al decollo, da lì a poche ore, poiché, nell'ultimo periodo, il nemico soleva entrare di soppiatto, colpire rapidamente e filar via in un battito di ciglia.

All'alba del giorno seguente, iniziammo le operazioni.

Ricordo ancora il gelo che intorpidiva le mie mani, il rombo dei motori dei bombardieri che partivano per un’altra missione, ed il continuo via vai degli specialisti di volo che terminavano gli ultimi controlli sul mio aereo.

Quando, poco dopo, mi issai in cabina, guardando l'intera plancia, non potei far a meno di avere un attimo di nostalgia per il mio Dora Rosso 75.

Il cruscotto era molto simile, tranne che per un piccolo particolare, l'interruttore del GM1.

Il GM1 (Göring Mischung 1) era un nuovo tipo di sovralimentazione a Protossido d'Azoto, che aumentava la quantità di ossigeno disponibile per la combustione, per dare all'aereo prestazioni ragguardevoli alle alte quote.

Questo tipo di boost aveva solo una controindicazione, che bisognava tenere bene a mente: non doveva essere adoperato alle quote inferiori ai 6500 metri.

Ricordo le istruzioni di Robby: "Il GM1 va usato verso i 9000 metri; si inserisce dopo aver tolto manualmente l'MW-50. Ricordati inoltre di non scendere sotto i 6500 col GM1 inserito, se ciò accadesse, il motore si arrostirebbe e diventeresti carne da macello all'istante!"

Il rombo degli ultimi bombardieri, che completavano l’allineamento sulla pista prima del decollo, mi riportarono al presente.

Accesi il motore, attesi qualche minuto che raggiungesse la temperatura di regime e chiesi autorizzazione per il Decollo.

Mi raggiunse in cuffia una calda voce femminile:

“Nun Blue 13, ermächtigt den Abflug, böiger Seitenwind aus dem Nordosten, Waidmanns!“

(Bene Blu 13, autorizzato al decollo, raffiche di vento contrario da Nord Est, Buona Caccia!)

Con quell’augurio, diedi gradualmente manetta e, sotto la spinta del superbo motore, il purosangue accelerò rapidamente; a metà pista staccò le ruote da terra.

Dopo un giro sull'aeroporto mi portai in direzione Sud, settore Alfa Juliet 14, la mia meta programmata, il Lago di Logatec.

Ero solo, senza alcuna copertura, dovevo quindi rimanere più alto possibile, per evitare guai, perciò iniziai subito una rapida arrampicata verso le alte quote.

Pensando divertito "Vediamo cosa sa fare questo giocattolo!", inserii l'MW-50 (Methanol und Wasser), che iniettava acqua e metanolo per aumentare la pressione di sovralimentazione, e diedi progressivamente manetta.

Non rimasi deluso!

In una manciata di minuti raggiunsi quota 7000 metri! Fantastico!

"Tale padre, tale figlio!", non potei fare a meno di commentare, elogiando il rateo di salita del Ta, che non faceva rimpiangere quello del Dora.

Mi trovavo a pochi chilometri da Ljubiana, sui cieli sloveni, quando ricevetti nelle cuffie le comunicazioni di una Schwarm di Bf-109, anche loro in C.A.P. sul confine italo-sloveno, che avvertiva di una forte presenza nemica.

Vidi i primi traccianti, segno che i nostri erano giĂ  ingaggiati, ma ero ancora troppo lontano per identificare gli aerei.

Continuai a salire per arrivare sulla zona di combattimento alla quota piĂą alta possibile.

Attraverso le cuffie potevo ascoltare le conversazioni concitate del combattimento.

I 109 erano ingaggiati da Spitfire inglesi.

Uno dei piloti della Schwarm ebbe la peggio contro gli avversari; lo udii, mentre avvertiva i compagni che stava per lanciarsi.

Ero ancora concentrato nella mia scalata, quando ad un tratto scorsi un contatto sotto il sole, a circa 7000 metri di quota, proveniente da sud est, quindi probabilmente nemico.

L'adrenalina cominciò ad aumentare, eseguii una serie di respiri regolari per aumentare l'ossigenazione.

Sempre mantenendo il vantaggio di quota, mi avvicinai per l'intercettazione visiva, di lì a poco apparve un'altra sagoma, un'altra, ed un'altra ancora!

Erano 4 banditi in avvicinamento! Ebbi un sobbalzo al cuore, quando li vidi.

Una joint force costituita da Spitfire Mk IX e Mustang III.

Inglesi sicuramente, professionisti dal grilletto facile.

Ero giunto a quasi 9000 metri. Gli avversari erano ormai molto vicini.

Ricordo di aver pensato: "E giunto il momento!".

Spensi l'MW 50 e inserii il sovralimentatore GM1.

Come il protossido d’azoto raggiunse le camere di combustione il purosangue vibrò, come animato da nuova linfa vitale, e aumentò la velocità.

Data la mia posizione avvantaggiata, potevo permettermi di dare il via alle danze, rischiando di attaccare in inferiorità numerica, perciò iniziai a chiudere sul primo contatto.

Gli Spit, reagirono, virandomi contro, ma erano ancora troppo bassi e con scarsa energia, così desistettero, per non perdere troppa velocità, lasciando l’iniziativa ai Mustang che seguivano.

Comprendendo la loro mossa, non mi scomposi, interruppi la picchiata con una dolce cabrata e ripresi ad arrampicarmi ancora.

Lo schema si ripeté più volte. Badando sempre con attenzione a mantenermi il più alto possibile, riuscii sempre a dominare l'azione,

Le scie di condensazione, intanto, disegnavano eleganti arabeschi nel cielo.

Passi di danza a 10.000 metri.


Eravamo in stallo. Io che continuavo ad eseguire spirali ascendenti cercando di trovare la giusta angolazione per attaccare un bersaglio e per contro gli inglesi che, nonostante la superioritĂ  numerica, non avevano al momento sufficiente energia per raggiungermi.

Non poteva durare a lungo, alla fine gli avversari avrebbero trovato la giusta maniera e mi sarei trovato nei guai.

Decisi di ritirarmi, sfruttando ancora il vantaggio di quota residuo, e, sempre ad alta velocitĂ , feci rotta verso le nostre linee, nel settore Alfa Golf 18.

Inevitabilmente, mi stavo trascinando dietro i 4 nemici, ma in zona amica le mie opzioni sarebbero aumentate.

Non avevo terminato il pensiero, quando mi accorsi di avere raggiunto la Schwarm dei Messerschmitt, che intanto si era spostata dietro le nostre linee ed orbitava sulla verticale di Stara Fuzina.

Questo veniva a mio vantaggio, almeno avrei pareggiato l’inferiorità numerica.

Il problema è che stavamo arrivando ad una quota troppo elevata per loro, ed i nemici dietro di me avrebbero colto l'occasione per scendere e mettere nei guai l’intera Schwarm.

Infatti, mentre controllavo le mie ore 6, vidi uno degli Spit, il più vicino a me, mollare l’inseguimento ed abbassarsi di quota, dirigendosi su un dei 109 che, nel frattempo, accortosi della minaccia, stava faticosamente cercando di guadagnare quota.

Ormai tutti i piloti sul quadrante avevano un quadro chiaro dell'azione.

Dovevo intervenire, ma, prima di scendere, valutai la distanza degli altri 3 inglesi.

Avevo ancora qualche margine di sicurezza. Non esitai.

Feci eseguire al Ta-152 una mezza rovesciata e, con una lunga scivolata d’ala, mi misi all’inseguimento dello Spitfire.

L’inglese, confidando sulla presenza dei compagni, aveva sottovalutato questa mia opzione ed era concentrato sulla vittima designata.

In poche decine di secondi gli ero in scia, chiudendo rapidamente la distanza.

Sparai da circa 100 metri di distanza, non appena le sue ali entrarono nel collimatore.

Forse l’inglese mi vide all’ultimo momento o forse venne avvisato dai compagni, perché accennò una manovra di disimpegno, ma era troppo tardi.

Pochi colpi del letale cannone MK108 si infilarono alla radice della sua ala, tranciandola di netto.


“Blu 13. Fuori uno!”. Esultai per radio, con l’adrenalina alle stelle, mentre sfruttavo la velocità per recuperare quota rapidamente.

Il tutto si era svolto con estrema rapiditĂ  e precisione!

Ero semplicemente esterrefatto da questa macchina, che non richiedeva sforzi estremi per governarla, anche alle alte velocitĂ !

Cabrai, guizzando di nuovo verso gli 8000 metri come una meteora.

Non potei trattenere un sorriso soddisfatto, mentre udivo le comunicazioni radio concitate della Schwarm sotto di me:

“Chi era quello che ci ha appena salvato la pelle. Da dove è spuntato?”

Intanto altri 3 gregari nemici avevano raggiunto la Schwarm ingaggiandola. Alcuni Dora tedeschi appena sopraggiunti, sfruttando il vantaggio di quota, si unirono alla mischia piombando addosso agli inglesi.

Ne nacque una giostra selvaggia dove croci nere e coccarde tricolori si mischiavano in un abbraccio mortale.

La superioritĂ  numerica diede i suoi frutti e, alla fine, uno Spitfire ed un Mustang precipitarono in fiamme.

L’ultimo Mustang inglese, ormai rimasto solo, fu costretto a ritirarsi, disingaggiandosi con una lunga picchiata.

Provai l’impulso di inseguirlo, ma il carburante stava scarseggiando e dovetti abbandonare l’idea.

Mi misi in rotta per la base.

Era andato tutto bene, fino a quel momento, i nervi stavano rilassandosi dopo l’eccitazione del combattimento e non vedevo l’ora di inumidire la mia gola arsa dall’ossigeno al dispersal della base, ma il destino aveva deciso che la giornata non era ancora finita.

Le voci allarmate dei piloti di un ricognitore, che proveniva dal fronte sul confine italiano, mi giunsero in cuffia.

Il ricognitore aveva avvistato una coppia di bombardieri pesanti B-24 Liberator, provenienti da Sud Ovest, in rotta per Klagenfurt.

C’era la forte probabilità che i loro obiettivi fossero proprio le fabbriche vicino alla città.

La cosa grave era che il solo velivolo in condizioni di intercettarli, al momento, fosse il mio.

Ebbi un gesto di stizza, perché già mi vedevo rientrato in salvo dopo una dura missione e non me la sentivo di rischiare ancora la pelle contro quei Bisonti volanti.

Dopo un breve calcolo dell'autonomia residua, benché riluttante, mi misi in rotta di intercettazione.

Mantenni il motore in regime da crociera, in modo da consumare meno carburante possibile.

Decisi di eseguire un attacco frontale che, a fronte di un limitato tempo di collimazione, riduceva molto il rischio di essere colpito dalle armi di bordo dei bombardieri.

Poco prima di Klagenfurt, li vidi.

Una coppia di Liberator in formazione serrata, pronti ad aprire il vano bombe ed a rilasciare il loro carico di morte.

In quel momento mi resi conto che le vite di centinaia di persone, tra cui donne e bambini erano nelle mie mani.

Ogni esitazione svanì, al diavolo anche il carburante.

Diedi piena manetta e misi il velivolo in leggera picchiata per anticipare la rotta dei bombardieri.

Il destriero rispose ruggendo e fischiando mentre filava a quasi 700 chilometri all’ora.

Con un’ampia virata mi misi sulla loro prua e li puntai.

Avevo giusto una manciata di secondi per allineare il tiro, ma contavo sulla mia determinazione e sulla maneggevolezza del magnificoTa-152.

Nel collimatore, la sagoma del primo B-24 si ingrandiva velocemente, troppo velocemente.

Sparai quasi d’istinto.

I traccianti fiammeggiarono verso il bersaglio.

Ero così vicino da riuscire a distinguere i piloti ed il mitragliere di prua, un attimo prima che la loro carlinga scomparisse in una nuvola di rottami e vetri polverizzati.

I proiettili del Mk108 risalirono la fusoliera del bombardiere ed urtarono, come colpi di maglio, la sua radice alare destra, devastandola. Il fuoco irruppe dai serbatoi alari sventrati.



Il bombardiere, come un gigante ferito, si inclinò lentamente su un fianco, iniziando a perdere quota.

Durante la discesa, l’ala destra, indebolita dal fuoco e dai danni sostenuti, si piegò su se stessa e venne strappata via.

Il grande aeroplano, ormai avvolto dalle fiamme, si avvitò nella sua ultima mortale picchiata. Vidi aprirsi alcuni paracadute.

Staccai a fatica lo sguardo ipnotizzato dall’orrore della scena e riguadagnai quota.

La popolazione di Klagenfurt era ancora in pericolo.

Il bombardiere rimasto si trovava ormai a pochi chilometri dalla cittĂ .

Era una lotta contro il tempo.

Lo raggiunsi a tutto motore e compii alcuni passaggi angolati e verticali su di lui, fino a che non ne esegui uno perfetto.

Dopo un avvicinamento laterale scesi in picchiata  e, anticipando di quasi una lunghezza il punto di mira, lasciai partire con tutte le armi una lunga raffica, che crivellò l'intera fusoliera del quadrimotore.



Durante gli ultimi colpi, sentii gli otturatori del cannone principale che battevano a vuoto. “Maledizione, ho finito le munizioni principali!”, pensai imprecando, mentre passavo come una freccia sopra il bombardiere, sfiorando i due grandi impennaggi di coda.

Cabrai e mi predisposi per un nuovo attacco, che avrei dovuto portare solo con le mitragliatrici, quando vidi che il gigante stava perdendo il volo livellato, rilasciando rottami e fumo grigio.


Poco dopo alcune corolle bianche dei paracadute mi confermarono che il mio ultimo attacco aveva avuto un successo insperato.

Mentre i paracadute dell’equipaggio finivano di dispiegarsi, l’aereo americano, dopo una pigra scivolata d’ala, si disintegrò in una nuvola di carburante in fiamme tra le colline in aperta campagna.

Con la fronte imperlata dal sudore, e la gola secca per la tensione tirai un sospiro di sollievo.

Era finita.

Avevo fermato quei due giganti ed avevo salvato centinaia di persone innocenti.

Contattai la base per avvisare che avevo sventato il pericolo e richiedere l'autorizzazione all'atterraggio urgente.

Ormai stavo volando con i vapori di benzina…

La calda voce del controllore risuonò nelle cuffie:

“Gut Lindwurm, gut gemacht! Bene Lindwurm, ben fatto! Sei autorizzato all'atterraggio. C'è un coro di persone esultanti che vogliono ringraziarti per aver salvato la loro città.

Li senti questi applausi? Sono tutti per te! “.

Fu una sorpresa. Alla fine, quando usci dall'abitacolo del fedele destriero, annerito dai gas di scarico e dalla cordite, tra l'esultanza e gli applausi della piccola folla che si era riunita, capii che per gli abitanti di Klagenfurt, Lindwurm, il drago verde sputafuoco della leggenda si era reincarnato nel mio aereo per ritornare a salvare un'ultima volta la sua cittĂ .

Ancora oggi, tra i bambini si racconta una storia secondo la quale, durante i tramonti piĂą intensi, alcune nuvole assumono la forma di un drago.

Ma si sa, i bambini hanno una gran fantasia...


 

Idea & soggetto Punch.

Elaborazione grafica & stilistica Cipson