Scatti dal fronte ...

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" Dalla mia parte ci sono sempre state un'arma eccellente e una buona dose di fortuna. Per essere vittorioso in battaglia, il miglior cacciatore ha bisogno di entrambe. "

Adolf Galland, Pilota Luftwaffe, 104 Vittorie


“DORA !â€

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I Diari del Sesto

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“DORA !â€


1944, per me la guerra si sposta sui cieli dell'Est.


Provavo un po’ di nostalgia per i cieli afosi della Libia e per il comandante Cipson, che aveva chiesto il trasferimento per la Francia.

Prima di lasciarmi, disse che dovevo fare esperienza su altri scenari ed incontrare nuova gente e nuovi nemici, perciò mi spedì in Croazia nei pressi di Zagabria.

Il clima li era freddo, talmente freddo che riusciva ad intaccare anche le lamiere dei nostri cavalli da battaglia, gli splendidi Focke Wulf FW-190 D9.

I Dora, come li chiamavamo noi, rispetto ai precedenti Anton e Friderichs, erano molto più veloci alle quote elevate e capaci di virare molto più rapidamente.



Fui affidato al comandante Robby, uno che era considerato, tra le file della Luftwaffe, un“Experten†dei Dora 9.

Ne era affascinato, apprezzava molto le sue perfette linee aerodinamiche e la potenza del suo motore, uno Jumo Junkers 213.

Anche a me piaceva, aveva un aspetto più aggraziato rispetto a quello rozzo dei modelli precedenti, che avevo pilotato.


La missione di oggi consisteva in un tipico pattugliamento sulle nostre prime linee, ormai sfiancate dalla preponderante macchina bellica americana, che voleva concludere al più presto la guerra.

Ormai non provavo più quello stato d’ansia che, in passato, mi attanagliava per tutta la missione, anche se, al momento del combattimento, le palpitazioni comunque arrivavano.

D’altronde tutti i piloti provavano paura!

Qualcuno aveva la grande capacità di non mostrarlo, tipo il mio nuovo comandante!.

L'unico modo per tenere a bada quel veleno, che ti faceva gelare il sangue, era imporsi la calma e affidarsi all'esperienza e alle parole confortanti di qualcuno che ne sapeva più di te!

Prima del decollo, con meticolosità, controllammo sistema di tiro e le armi che, ogni tanto, come capitava agli yankee, decidevano di scioperare, lasciando il pilota alla mercé del nemico.

Entrammo negli abitacoli, terminammo tutti i controlli e ci allineammo sull'asse pista.

Al segnale, inserimmo progressivamente, ma decisamente, la piena manetta.

Lo Jumo Junkers 213 inizio a cantare ad alta voce e prendemmo quota con un rateo di salita che m’impressionò.

Rimasi in vista del comandante, e feci la massima attenzione a mantenere la formazione. Che figura avrei fatto se, al primo volo, l’avessi perso di vista?

Impostammo la rotta per 230° salendo in “Gateâ€, ovvero alla massima potenza consentita. Usammo anche l’Erhohte Notleistung, la potenza d’emergenza.

Ricordo perfettamente le mie parole con quel tono eccitato ed impressionato al tempo stesso: "Eccezionale Comandante! Eccezionale!". L’â€Experten†mi rispose con una misurata risata.

Entrai subito in confidenza con l'aereo, senza sognarmi naturalmente di arrivare a quel feeling che il Comandante aveva con il medesimo aereo. C'è ne sarebbe voluto di tempo!

Mi portai alle ore 9 del comandante, a circa 200 metri di distanza; continuammo a salire con una lunga e lenta spirale ascendente .

Ecco la voce del Leader risuonare nelle cuffie: "Occhio alla nostra destra un pò più in basso, guarda, lottano come cani inferociti!!â€.

Si era formata una furball, un piccolo vespaio di aerei in dogfight, che decidemmo per il momento di ignorare; il nostro obiettivo per ora era salire il più possibile.

Ci piaceva arrivare più in alto fin quanto l'aereo lo permettesse, primo perché ci dava la visuale totale della battaglia, secondo perché nel briefing ci fu segnalata la presenza di P-51, che facevano rapide scorribande fantasma dietro le nostre linee, piombavano, attaccavano e scomparivano nel nulla.

Come si dice in questi casi: "Parli del Diavolo e spuntano subito le corna".

Avvistammo alle nostre ore 12, un contatto ad altissima quota.

Era un Mustang, un velivolo progettato per le quote elevate ed era uno dei più temibili avversari per i Dora.

Aveva il vantaggio dell'altezza, ma noi potevamo contare su una maggiore velocità, perciò il Comandante mi disse di avvicinarsi. Volevamo dare un caloroso benvenuto allo Yankee,

Iniziammo una serie di incroci per consentire al Comandante di manovrare per attaccare frontalmente l'americano.



Le nostre scie, insieme a quelle del Mustang, marcavano nettamente il blu del cielo, disegnando arabeschi eleganti e raccordati come stessimo compiendo una danza viennese.

Di sicuro c'era un asso a bordo del Mustang, non tentennava, non esitava!

Cercava con cura di mantenere sempre il vantaggio della quota.

Tentò varie volte di accodarsi, ma ogni volta rispondevo alla sua mossa con una rapida picchiata di qualche centinaio di metri.

Ricordo le continue indicazioni del Comandante: "Estendi!" o "Ti ha mollato!" che mi guidavano in posizione sicura.

L'americano aveva parecchia esperienza ed evitava di inseguirmi nelle picchiate, ero troppo veloce per lui, al ché cambiò bersaglio puntando sul Comandante che, in quel momento, si trovava alle sue ore 10, un po’ più in basso e in virata lenta a destra.

Seguendo l'azione dal basso, ero sceso 1500 metri sotto di loro, dissi al Comandante di virare sul lato opposto, intanto mi diedi da fare per recuperare subito quota.

Progressivamente portai lo Yankee all'interno del mio collimatore, anche se era ancora fuori tiro.

Il Comandante stette al mio gioco, iniziò a cabrare lentamente, correndo anche il rischi di essere colpito, sapendo che stavo risalendo velocemente e che mi sarei trovato in posizione favorevole per abbattere il Mustang.

Il nemico si avvicinava, quando fu nel collimatore, forse a 300 metri, sparai una breve raffica che lo infastidì solamente. Ormai accortosi della mia presenza, lasciò perdere il Comandante.

Quel dannato Yankee era molto bravo! Non restava fermo un secondo e impostò subito una ripida picchiata verso la destra; lo seguii.

Durante la picchiata, anche con lievi richiamate, iniziai ad avvertire i primi sintomi delle visioni nere, ovvero la perdita di coscienza dovuta alte accelerazioni gravitazionali.

Interruppi l'azione; la mia preda si portò a quota zero con una stretta spirale discendente, rientrando verso le sue linee.

Anche io ero sceso parecchio e rifeci il punto della situazione.

Il nostro abile avversario ci aveva portato molto vicino alla furball, vista in precedenza, sicuramente per approfittare della presenza dei suoi compagni.

Non avevo finito il pensiero, che dei traccianti sfiorarono il mio aereo, provenienti dal basso.

Mi girai e scorsi un altro mustang dietro di me.

Fortunatamente ero più in alto, quindi il Mustang si stava arrampicando, nel tentativo di raggiungermi, ed aveva esaurito la sua energia quando iniziò a sparare, perciò ne approfittai sfilando via dal suo mirino alla massima velocità.

C'era mancato un pelo!

Mi guardo intorno cercando il mio Leader.

Vidi le due scie bianche parallele e dirette verso il sole.

"Damn.. ", anche il Comandante aveva un P-51 alle calcagna.

Lo avvisai subito della presenza ostile, ma lui , come al solito controllato, mi rispose: "L'ho notato!".

Diedi piena potenza e mi rimisi di nuovo in caccia, risalendo il più velocemente possibile.

Continuavo a vedere le due scie parallele, fin quando il Comandante prese l'iniziativa per scrollarselo di dosso eseguendo, inaspettatamente, un repentino cambiamento di direzione che lo portò ad affrontare il pilota nemico.

L'avversario, sicuramente un duro, non si fece intimorire e decise di accettare la "roulette russa" di uno scontro frontale.

Ero senza fiato, non riuscivo a staccare gli occhi dalla scena di quel duello a 9.000 metri.

Entrambi fecero fuoco, quasi simultaneamente.

I mortali traccianti si incrociarono.

Ero impietrito. Chi sarebbe uscito vivo da quello scontro?

Quasi immaginando i miei pensieri, udii la voce del Comandante: "Tranquillo" e di seguito: "Spara!, Sparo!, Mi ha mancato!, l'ho colpito...l'ho preso di striscio!".


L'americano dopo i colpi incassati decise di cabrare, il Comandante al contrario iniziò a picchiare, sapendo che stavo per tornare all'offensiva.

Il mustang iniziò a puntarlo con una lieve picchiata ma era ignaro della mia presenza, visto che dal basso e da posizione defilata!.

il Comandante seppe cosa fare, continuò a far da preda per qualche miglio, giusto per farmi livellare ed aumentare la velocità, poi cabrò bruscamente. Il nemico lo seguì.

Dopo una rapida verticale, il Comandante ricomparve di fronte al nemico sfidandolo ancora una volta faccia a faccia. Poi, visto che ero in buona posizione, cambiò direzione togliendosi dalla zona calda, lasciando a me il bandito ed incitandomi con un: "E' tuo fallo secco!".

Iniziai a sparare ma la prima raffica andò a vuoto.

Lui se n'è accorse ed iniziò a scappare in picchiata verso destra.

Non lo mollai, serrando le distanze.

Aumentai l'angolo di deviazione e tirai diverse raffiche brevi.

Alla terza salva vidi i proiettili centrare il velivolo nemico.

"Comandante l'ho preso!", urlai eccitato in radio.

Il mustang però non cadeva, volava linearmente e continuava a tenersi livellato. Che stava combinando il suo pilota? Forse aveva difficoltà a governare.

Mi riportai con cautela sul suo lato cieco, scesi e gli piazzai un'altra raffica.

il Comandante tornò a farsi sentire: "Basta così! Ormai è andato...attenzione! Occhio! Contatto alle tue 6! Estendi! Estendi!".

Ecco spiegato il comportamento del pilota avversario: stavo per essere raggiunto da un altro P-51!

Ebbi un sobbalzo, spinsi subito la barra verso il basso e mi misi a scendere come un dannato!.

In quei pochi attimi, ricordo che avevo più paura di spiaccicarmi al suolo piuttosto che farmi crivellare dal Mustang.

Il nemico era ancora dietro e le sue pallottole continuavano a sfiorarmi.

Non ero al massimo della potenza, perciò rischiai, diedi tutta manetta, inserendo anche il boost.

Non ci volle poco per scrollarmi di dosso il nemico.

Arrivai al limite di velocità del mio velivolo, con il tachimetro che mi indicava 900 km/h! Impressionante!

Ora, se il nemico avesse continuato l'inseguimento, superando gli 800 km/h, si sarebbe spaccato in pezzi ed il dogfight sarebbe terminato con una mia vittoria, senza neanche aver sparato un colpo!.

Prevedibilmente, l'americano che conosceva bene il suo aereo, giunto sugli 800 km/h, mollò la presa.

Tirai un sospiro di sollievo e, con recuperata confidenza, tirai anche la cloche verso di me, per riprendere quota.

Quasi istantaneamente la vista si oscurò.

Dannazione, visione nera!

Vista la velocità, anche quei pochi gradi di cambiamento d'assetto, avevano portato il velivolo in eccesso d'accelerazione positiva. Il mio corpo stava incassando più “G†del consentito.

Solo la presenza dei gambali anti-G, di cui erano generalmente dotati i piloti di Foche Wulf, impedì che perdessi totalmente conoscenza.

Ma il mio aereo era senza controllo, per di più in assetto picchiato.

Se non riuscivo a livellarlo mi sarei schiantato al suolo, vaporizzandomi in una nuvola di rottami.

Stavolta si che rischiavo la pelle!

Con le ultime energie residue, regolai meccanicamente i Flaps su combat.

L' accelerazione centrifuga aumentò ancora e persi conoscenza.


Mi svegliai, non saprei dire quanto tempo dopo.

L'aereo stava procedendo dritto in leggera salita.

La velocità stava decrescendo progressivamente.

La mia correzione della posizione dei flaps era stata sufficiente per far compiere all'aereo una cabrata, lenta ma progressiva, che mi aveva allontanato dal terreno.

La superba stabilità del velivolo lo aveva poi mantenuto in assetto orizzontale.

Benedetto Dora!

Mi ripromisi di accendere un cero al grande Kurt Tank, il suo progettista.

Prima come un eco lontano, poi sempre più distintamente, mi giungeva in cuffia la voce del Comandante che cercava di capire la mia situazione.

Mi ripresi velocemente e lo informai che controllavo di nuovo il velivolo.

Questa volta avevo avuto fortuna.

Non solo ad evitare il terreno ma anche perché, durante il mio volo inerte, il pilota del Mustang si sarebbe potuto riportare sulla mia coda facendomi secco.


Così non volle il Destino, che mi concesse un tranquillo rientro alla base.

La festa alla sera per il mio primo Mustang, al dispersal della squadriglia, con gli altri ragazzi, fu epica.


Prima di perdere conoscenza ancora, questa volta per i fumi dell'alcool, ricevetti anche i complimenti del Comandante, uniti ad un benevolo buffetto sulla nuca, come rimprovero per la mia manovra di disimpegno, definita dallo stesso, tra l'ilarità generale: "azione da acrobata da circo!".


Il resto della serata rimase un ricordo vago...



Punch

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