Scatti dal fronte ...

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" Un buon cacciatore è come un buon pugile, deve avere un colpo risolutivo... Scoprirai di preferire un tipo di attacco tra i molti. Lavoraci finché riuscirai a portarlo con perfezione... quindi utilizzalo il più possibile. "

Reade Tilley, Pilota RAF, 7 Vittorie


Missione nella missione - “The Inside Operation”

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I Diari del Sesto

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“Questo è tutto il segreto per lottare con successo: metti in svantaggio il tuo nemico e non combattere mai con lui ad armi pari per nessun motivo”. George Bernard Shaw

 

19 Luglio 1940- Passo di Calais, Francia settentrionale,

Dalla cancelleria del Reich all’OKL ,OberKommando der Luftwaffe:

“Il fine è quello di pregare l’Inghilterra all’accettazione di una resa. Tale risultato va perseguito con ogni mezzo, anche con la guerra segreta. Per questo è necessario pensare già sin d’ora alla costituzione di un  gruppo aereo segreto. Per le sue doti personali, la persona più adatta è stata ravvisata nell’Oberst Werner Baumbach”.

Mentre la mattina era ancora densa di foschia, aleggiava un atmosfera astratta e misteriosa, qui alla basa del 167° presso Le Havre.

Finalmente, dopo diverse peripezie che mi avevano tenuto a terra, avrei partecipato alla mia prima missione sul Canale con il 6° Stormo; tuttavia le cose andarono molto diversamente.

Seduto al bordo del campo scrutavo l’orizzonte senza scorgere, troppo lontane, le scogliere inglesi, avvolte nella bruma mattutina.

In compenso scorgevo il porto di Le Havre, nei suoi colori rarefatti e sfumati, che mi ricordavano il famoso quadro di Monet.

“ Che cosa ci faccio qui? “, mi domando: come mai il Sgt Cipson, incaricato del comando di questa missione, mi aveva distaccato a questa base in fretta a furia con uno Ju88 e con l’amico Grey a farmi da secondo?  "Ordini superiori!", aveva tagliato corto, allargando le mani, di fronte alla mia espressione interrogativa.

I colleghi del 167° non ne sanno nulla.

 


 

Briefing della missione: portarsi sullo stretto, abbattere quanti piĂą nemici possibile o bombardare gli aerei al suolo nei pressi di Folkestone.

Immerso in questi pensieri, ci raggiunge l’ordine decollo.

Non c’è tempo per pensare, balziamo sugli aerei già in pista con i motori accesi; eseguiamo gli abituali controlli, le solite manovre, quando . . . un attendente trafelato sopraggiunge con un dispaccio in mano: “ DA APRIRE DOPO IL DECOLLO”; riconosco il timbro dell’OKL.

Io e Grey ci guardiamo perplessi ed anche un po’ preoccupati; dove ci condurrà questa storia?

Intanto nell’interfono arriva la comunicazione di pista libera: “Si decolla”.

 


 

Appena sul mare concordo con Aquila e Gheppio del 167° di fare rejoin a Berk-sur-Mer, poi apro il dispaccio:

"Signori,
la vostra missione di oggi è distruggere l’installazione radar di Hastings.
Dovete, con un espediente, distaccarvi dalla scorta e dagli altri bomber.
Sarete soli, ma contando sulla sorpresa e sul fatto che il grosso dell’azione si svolge altrove, dovreste farcela. Non è necessario conosciate altro.
Buona fortuna. 
F.to Werner Baumbach
 
Decido di mostrarla a Grey, di cui mi fido come di me stesso e dopo una manciata di secondi, mi rivolge uno sguardo a dir poco allibito, ma mi dice: “Si va, questi sono gli ordini”.

Accenno di sì col capo.

Siamo quasi su Berk.

“Aquila uno, qui Anton, mi senti? “

“Forte e chiaro. Siamo distanti, ma vi scorgiamo sul mare, rejoin su Berk, passo “.

“Roger, viro per. . . “ interrompo bruscamente, ma in modo volutamente casuale la comunicazione, impreco,  e . . .  spengo tutti e due i motori.  “Maledizione, ho perso pressione ai motori, si sono spenti!”, comunico trafelato in radio.

Intanto scorgo il volto del mio copilota Grey, che ha seguito tutta la manovra, con un’espressione che fatico un poco a descrivere: interrogativa, terrificata, atterrita, con una sfumatura a metà tra il divertito e l’arrabbiato. Fortunatamente, prima che quest’ultima emozione si materializzi, decretando definitivamente la fine della sua amicizia, coglie il senso della manovra; scuotendo la testa, arreso alla follia, mi fa cenno di continuare e anzi mi incita nell’interfono, badando bene che le comunicazioni siano aperte: “Stai calmo, prova a riaccenderli”.

Così faccio. Il motore destro si riaccende quasi subito, ma il sinistro stenta e stavolta. . . non lo faccio apposta!

Cala il gelo. Sangue freddo. Mi attacco alla radio:

“Da Anton ad Aquila Uno, proseguite senza di noi per unirvi al gruppo principale, non ci resta altro da fare che tentare un atterraggio di emergenza qui a Berk, passo”.

“Roger”, risponde Aquila un po’ preoccupato, “buona fortuna!”.

Faccio un mezzo giro, perdendo quota, verso Berk sur Mer.

Nel frattempo, al seguito di reiterati tentativi, fortunatamente, anche il secondo motore, singhiozzando, si riavvia.

Tiriamo un sospiro di sollievo, siamo nuovamente operativi.

Quando siamo sicuri di essere fuori vista, continuiamo con una nuova virata di 180° e ritorniamo in direzione del mare, rotta per Hastings, il nostro nuovo obiettivo.

 


 

La tensione ed il silenzio calano all’interno dell’aereo: ci guardiamo, determinati.

Come preventivato, tutto fila via liscio.

In lontananza, vediamo infuriare la battaglia nei cieli del Canale, lĂ  dove ci sono i nostri compagni del sesto; in una girandola infuocata, aerei che cadono, traccianti, i puntini bianchi di alcuni paracadute.

Mentalmente, auguriamo tutta la fortuna possibile ai nostri.

Ecco Hasting giĂ  in vista. Nessun caccia nemico ci da fastidio, fino a questo momento.

Solo un po’ di contraerea, colta di sorpresa, interviene debolmente.

Puntiamo, sganciamo il micidiale carico di bombe e filiamo per rotta sud-ovest.

 


 

Nella virata, vedo le torri radar crollare lentamente in mezzo alle nuvole infuocate delle esplosioni; Grey, poco dopo, mi conferma che anche l’edificio principale è andato distrutto.

Bene! Ottima missione! Bersaglio distrutto e la caccia nemica ci ha ignorato!

Ci guardiamo soddisfatti.

 


 

Nel ritorno tranquillo a Le Havre, mentre i nervi si distendono rilasciando la tensione accumulata, molte domande affollano la mente: Come mai proprio Hastings? Come mai è diventata improvvisamente urgente? E, perché soli?

Atterriamo comunque soddisfatti, ma le brutte notizie non tardano: alcuni dei nostri amici del Sesto hanno avuto la peggio nei furiosi combattimenti di fronte a Calais.

Senza parole io e Grey ci guardiamo, non tratteniamo la commozione.

Poi, un altro dispaccio; ancora quel timbro; ma come fanno a sapere sempre tutto?

“Ci congratuliamo per la riuscita dell’operazione. Nell’edificio principale dell’installazione di Hastings era trattenuto in ostaggio un importante studioso tedesco, che sospettavamo ormai volesse passare al nemico. Era necessario agire. Avete compiuto il vostro dovere”. Ancora quella firma.

Rimango impietrito. Mio Dio! Avevo ucciso uno dei nostri; ero pertanto un assassino?

Questa dunque è la guerra: esaltante e terribile, eroica e meschina!

Decido di non comunicare questo a Grey. Forse non è necessario ma preferisco che almeno la soddisfazione di una buona missione lenisca un poco il dolore per i compagni persi.

Ci guardiamo negli occhi, li in piedi sul campo, vicino al nostro aereo coi motori spenti: abbiamo entrambi solo una gran voglia di tornare al nostro amato Sesto, tra gli amici di sempre.

 

 

6S.Anton